Lorem ipsum - libro

Lorem ipsum, perchè lo si usa

Quando presentiamo le bozze grafiche dei nostri lavori capita di utilizzare, per diversi motivi, il testo segnaposto conosciuto come “lorem ipsum”. Ma che cos’è e cosa vuol dire?

Come già detto con il termine lorem ipsum si indica un testo segnaposto utilizzato da grafici, designer, programmatori e tipografi a modo riempitivo per bozzetti e prove grafiche. Questo testo stravagante non vuol dire assolutamente nulla anche se è tratto da uno scritto di Cicerone di oltre 2000 anni fa.

Le origini di Lorem ipsum

Questo testo, composto da parole fra loro slegate, deve la sua esistenza a Marco Tullio Cicerone e ad alcuni passi del suo De finibus bonorum et malorum (Il sommo bene e il sommo male) scritto nel 45 a.C, un classico della letteratura latina risalente a più di 2000 anni fa.

La scoperta fu fatta da Richard McClintock, professore di latino al Hampden-Sydney College in Virginia, che di fronte al ricorrere impetuoso dell’oscura parola consectetur nel testo Lorem ipsum ne ricercò le origini fino a individuarle nelle sezioni 1.10.32 e 1.10.33 della succitata opera filosofica ciceroniana.

Le parole pescate da uno dei dialoghi contenuti nel De finibus sono dunque i tasselli del testo insensato più famoso del mondo.

Una scoperta che ha conferito maggiore importanza al Lorem ipsum che resta sulla cresta dell’onda sin dal 500, ovvero da quando, secondo il professor Richard McClintock, il suo utilizzo si diffuse fra i tipografi dell’epoca.

Di certo sappiamo che a renderlo noto ai più fu una pubblicità degli anni Sessanta, quella dei fogli di caratteri trasferibili Letraset: fogli adesivi trasparenti su cui era impresso il testo Lorem ipsum facilmente trasferibile sui prodotti editoriali prima dell’avvento del computer.

Perchè si usa Lorem ipsum

Il testo, seppur vanti origini così illustri, resta privo di senso perché composto da spezzoni combinati arbitrariamente fra loro. Ciò nonostante ha una tale capacità di distribuirsi perfettamente all’interno di un layout grafico stampato o digitale, da consentire di non farsi distrarre dalle parole e di concentrarsi sull’aspetto grafico.

Infatti, la sua insensatezza permette all’occhio di concentrarsi solo sul layout grafico valutando oggettivamente le scelte stilistiche di un progetto, per questo lo si trova installato su molti programmi di grafica su molte piattaforme software di personal publishing e content management system.

Per questo motivo il suo utilizzo è ampiamente diffuso nel campo dell’editoria, del giornalismo digitale e stampato, nello sviluppo di siti internet e nell’ambito della comunicazione in generale.

Un altro aspetto interessante di questo testo segnaposto è che la sua notorietà ha stimolato la fantasia di numerose persone, addetti della comunicazione e di nerd, che hanno sviluppato testi alternativi, ugualmente adatti alla funzione dell’originale, dando vita a una serie di sequenze no sense – senza senso – davvero creative.

Le alternative “moderne”

Se siete fan del mitico Lino Banfi, ad esempio, potete usare il Lino Ipsum Generator, costola del più famoso Lorem Ipzum, che permette di creare il proprio testo segnaposto combinando le frasi più celebri del grande attore barese. Entrambi questi generatori garantiscono testi originalissimi di cui si possono definire contenuto, lunghezza e altri aspetti attraverso l’inserimento di elementi HTML.

Conclusioni

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Avete capito, no?

La storia della chiocciola - Macchina da scrivere Lambert 1902

La storia della chiocciola (@). La conoscevi già?

Navigando su internet ci siamo imbattuti in questa foto di una macchina per scrivere a battitura radiale. L’occhio stranamente si è soffermato, oltre che sul design molto originale, su di un tasto in particolare. Nulla di strano se non fosse che in foto c’è una macchina da scrivere Lambert del 1902.

Su di un tasto in basso a sinistra della tastiera compare un simbolo, un segno che conosciamo molto bene: una chiocciola @. La stessa chiocciola che utilizziamo quotidianamente per inviare email.

Ma cosa ci fa un carattere informatico su un oggetto tipografico così “antico”?

Siamo andati a fare un po’ ricerche andando un po’ a ritroso nel tempo per conoscere al meglio la storia della chiocciola.

Già nel medioevo gli amanuensi utilizzavano il simbolo @ al posto della preposizione di luogo latina “ad”. Successivamente fu impiegato lo stesso simbolo nei mercati fiorentini del ‘500 ad indicare l’anfora, un’antica unità di misura. In campo commerciale, veniva utilizzato un simbolo formato da una a e uno svolazzo per misurare il costo e il valore di un determinato oggetto in termini di liquidi e pesi.

L’icona, a sua volta, derivava dalla prima lettera della parola “amphora” (anfora in italiano), che era un’unità di misura utilizzata in epoca prima greca e poi romana.

Con la stesura dei primi testi commerciali e l’industrializzazione, il simbolo venne inserito nei primi macchinari di scrittura veloce col significato di “at price of” (al prezzo di), abbreviato in “at”.

Più recentemente la storia della chiocciola ci porta negli anni ’70. Anni in cui l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson, anche noto come uno dei padri di internet, introdusse la chiocciola nel mondo dei computer.

Fu proprio lui, infatti, ad inventare un sistema di posta elettronica da utilizzare su Arpanet, l’antenato del web. Trovò il simbolo della chiocciola sulla tastiera e pensò di inserirlo tra il nome del destinatario e il percorso per arrivare al server ospite, avvalendosi proprio del significato originario della chiocciola, ovvero letteralmente “presso”.

Per farla breve: se oggi riuscite ad inviare un messaggio dall’altro capo del mondo in pochi secondi, è grazie ad una semplice anfora!