White hat - hacker etico

White hat: l’hacker etico

Un white hat – letteralmente cappello bianco -, conosciuto anche come ethical hacker, è una figura molto ricercata all’interno del vasto mondo dell’informatica. Un white hat infatti è una persona esperta di programmazione, di sistemi e di sicurezza informatica in grado di introdursi in reti di computer al fine di aiutarne i proprietari a prendere coscienza di un problema di sicurezza nel rispetto quindi dell’etica degli hacker.

Un hacker etico conduce diversi tipi di valutazioni o di attacchi ai sistemi e, quando un bug viene trovato, lavora per risolvere il problema e notifica alle ai titolari dell’infrastruttura la vulnerabilità riscontrata.

Un modus operandi che si contrappone a chi viola illegalmente i sistemi informatici, anche senza vantaggio personale, definito “black hat hacker”.

Entrambe le figure rientrano nel più generico profilo dei cosiddetti security hacker. In questo contesto l’ethical hacker può svolgere una serie di attività di hacking lecite e utili sottoponendo i sistemi informatici a test al fine di valutarne e comprovarne sicurezza e affidabilità agendo nella ricerca di potenziali falle, per aumentare la propria competenza o rendere più sicuro un sistema.

La sicurezza rappresenta un tema delicato per tutte le aziende e le organizzazioni e con l’aumentare dell’utilizzo dei servizi cloud e dello smart working, la sicurezza informatica sta tornando al centro del dibattito nel mondo professionale.

È ben noto il caso di Facebook, che nel 2013 venne hackerata da Jack Whitton, l’hacker rilevó una falla che permetteva ad utenti esterni di avere accesso completo all’account di altri iscritti.

Quando i white hat lavorano in team possono chiamarsi anche sneakers, red teams o tiger teams. Sono professionisti molto ricercati e vengono largamente impiegati nei settori industriali dove la sicurezza informatica è molto importante.

HackerOne, l’eccellenza del Ethical Hacking

Se parliamo di white hat, allora non possiamo non menzionare una delle aziende più attive nella promozione di questo tipo di pratiche: HackerOne. Il team di questa azienda è specializzato nella ricerca di bug in qualsiasi tipo di sistema.

Considerata la situazione mondiale attuale e la sempre più capillare diffusione della rete possiamo ipotizzare che i gli hacker etici, si spera in un futuro prossimo, renderanno il web un posto più sicuro per tutti.

Spam

Lo SPAM, in quanti conoscono la sua storia?

Quotidianamente riceviamo nelle nostre caselle di posta elettronica innumerevoli mail denominate SPAM. Anche se ormai è un termine di uso comune in quanti conoscono la sua storia e perchè viene chiamato cosi? Scopriamolo insieme.

Che cos’è lo spam

Con il termine “spam” si fa riferimento alla posta elettronica indesiderata, denominata junk mail – posta spazzatura, che si riceve senza alcun consenso.

La sua storia

Si può pensare che questo termine sia qualche acronimo informatico, ma in realtà cosi non è. Spam, infatti, è il marchio di un prodotto alimentare, carne macinata in scatola, realizzata da una azienda americana, la Hormel Food Corporation.

Il nome è dato dalla contrazione di Spiced Ham – prosciutto speziato, anche se più che altro sembra che sia un macinato insapore.

Durante il secondo conflitto mondiale lo Spam grazie al basso costo e alla lunga conservazione (all’epoca del suo lancio sul mercato era l’unico prodotto a base di carne in scatola che non aveva bisogno di refrigerazione), diventa uno degli alimenti più diffusi tra le truppe finendo per essere apprezzato dalle classi popolari anche dopo la fine del conflitto.

Ma perchè viene associato ai messaggi indesiderati?

Tutto nasce da uno sketch comico del Monty Python’s Flying Circus del lontano 15 dicembre 1970. In questo video, in un locale pieno di vichinghi, una cameriera legge a due clienti il menù delle pietanze. Menù in cui tutti i piatti contengono spam (“uova con spam”, “salsicce con spam”, “pancetta con spam”, etc). Alla cliente, presente in sala, non piace lo spam cosa che non interessa a nessuno dei presenti nel locale.

Vani i tentativi di ordinare qualcosa che non contenga spam, la cui bontà è peraltro esaltata da una canzoncina intonata dal gruppetto dei vichinghi. Ed è proprio l’ossessività della ripetizione a rappresentare il passaggio successivo, quello che conduce alla posta molesta di oggi.

Negli anni ’90, in quei network che sarebbero poi diventati chat e forum, alcuni informatici appassionati di Monty Pyton introdussero il termine di spam per identificare i messaggi copia-incolla, le catene, i messaggi indesiderati e più in generale quel complesso di comunicazioni ripetute, fastidiose e capaci di intasare il flusso normale di messaggistica.

Diciamolo, un collegamento un po’ fantasioso per un qualcosa di “informatico”.

Per chi è curioso di vedere il video è possibile visionarlo in forma originale visitando il seguente link:
https://www.dailymotion.com/video/x2hwqlw

Lorem ipsum - libro

Lorem ipsum, perchè lo si usa

Quando presentiamo le bozze grafiche dei nostri lavori capita di utilizzare, per diversi motivi, il testo segnaposto conosciuto come “lorem ipsum”. Ma che cos’è e cosa vuol dire?

Come già detto con il termine lorem ipsum si indica un testo segnaposto utilizzato da grafici, designer, programmatori e tipografi a modo riempitivo per bozzetti e prove grafiche. Questo testo stravagante non vuol dire assolutamente nulla anche se è tratto da uno scritto di Cicerone di oltre 2000 anni fa.

Le origini di Lorem ipsum

Questo testo, composto da parole fra loro slegate, deve la sua esistenza a Marco Tullio Cicerone e ad alcuni passi del suo De finibus bonorum et malorum (Il sommo bene e il sommo male) scritto nel 45 a.C, un classico della letteratura latina risalente a più di 2000 anni fa.

La scoperta fu fatta da Richard McClintock, professore di latino al Hampden-Sydney College in Virginia, che di fronte al ricorrere impetuoso dell’oscura parola consectetur nel testo Lorem ipsum ne ricercò le origini fino a individuarle nelle sezioni 1.10.32 e 1.10.33 della succitata opera filosofica ciceroniana.

Le parole pescate da uno dei dialoghi contenuti nel De finibus sono dunque i tasselli del testo insensato più famoso del mondo.

Una scoperta che ha conferito maggiore importanza al Lorem ipsum che resta sulla cresta dell’onda sin dal 500, ovvero da quando, secondo il professor Richard McClintock, il suo utilizzo si diffuse fra i tipografi dell’epoca.

Di certo sappiamo che a renderlo noto ai più fu una pubblicità degli anni Sessanta, quella dei fogli di caratteri trasferibili Letraset: fogli adesivi trasparenti su cui era impresso il testo Lorem ipsum facilmente trasferibile sui prodotti editoriali prima dell’avvento del computer.

Perchè si usa Lorem ipsum

Il testo, seppur vanti origini così illustri, resta privo di senso perché composto da spezzoni combinati arbitrariamente fra loro. Ciò nonostante ha una tale capacità di distribuirsi perfettamente all’interno di un layout grafico stampato o digitale, da consentire di non farsi distrarre dalle parole e di concentrarsi sull’aspetto grafico.

Infatti, la sua insensatezza permette all’occhio di concentrarsi solo sul layout grafico valutando oggettivamente le scelte stilistiche di un progetto, per questo lo si trova installato su molti programmi di grafica su molte piattaforme software di personal publishing e content management system.

Per questo motivo il suo utilizzo è ampiamente diffuso nel campo dell’editoria, del giornalismo digitale e stampato, nello sviluppo di siti internet e nell’ambito della comunicazione in generale.

Un altro aspetto interessante di questo testo segnaposto è che la sua notorietà ha stimolato la fantasia di numerose persone, addetti della comunicazione e di nerd, che hanno sviluppato testi alternativi, ugualmente adatti alla funzione dell’originale, dando vita a una serie di sequenze no sense – senza senso – davvero creative.

Le alternative “moderne”

Se siete fan del mitico Lino Banfi, ad esempio, potete usare il Lino Ipsum Generator, costola del più famoso Lorem Ipzum, che permette di creare il proprio testo segnaposto combinando le frasi più celebri del grande attore barese. Entrambi questi generatori garantiscono testi originalissimi di cui si possono definire contenuto, lunghezza e altri aspetti attraverso l’inserimento di elementi HTML.

Conclusioni

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Avete capito, no?

La storia della chiocciola - Macchina da scrivere Lambert 1902

La storia della chiocciola (@). La conoscevi già?

Navigando su internet ci siamo imbattuti in questa foto di una macchina per scrivere a battitura radiale. L’occhio stranamente si è soffermato, oltre che sul design molto originale, su di un tasto in particolare. Nulla di strano se non fosse che in foto c’è una macchina da scrivere Lambert del 1902.

Su di un tasto in basso a sinistra della tastiera compare un simbolo, un segno che conosciamo molto bene: una chiocciola @. La stessa chiocciola che utilizziamo quotidianamente per inviare email.

Ma cosa ci fa un carattere informatico su un oggetto tipografico così “antico”?

Siamo andati a fare un po’ ricerche andando un po’ a ritroso nel tempo per conoscere al meglio la storia della chiocciola.

Già nel medioevo gli amanuensi utilizzavano il simbolo @ al posto della preposizione di luogo latina “ad”. Successivamente fu impiegato lo stesso simbolo nei mercati fiorentini del ‘500 ad indicare l’anfora, un’antica unità di misura. In campo commerciale, veniva utilizzato un simbolo formato da una a e uno svolazzo per misurare il costo e il valore di un determinato oggetto in termini di liquidi e pesi.

L’icona, a sua volta, derivava dalla prima lettera della parola “amphora” (anfora in italiano), che era un’unità di misura utilizzata in epoca prima greca e poi romana.

Con la stesura dei primi testi commerciali e l’industrializzazione, il simbolo venne inserito nei primi macchinari di scrittura veloce col significato di “at price of” (al prezzo di), abbreviato in “at”.

Più recentemente la storia della chiocciola ci porta negli anni ’70. Anni in cui l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson, anche noto come uno dei padri di internet, introdusse la chiocciola nel mondo dei computer.

Fu proprio lui, infatti, ad inventare un sistema di posta elettronica da utilizzare su Arpanet, l’antenato del web. Trovò il simbolo della chiocciola sulla tastiera e pensò di inserirlo tra il nome del destinatario e il percorso per arrivare al server ospite, avvalendosi proprio del significato originario della chiocciola, ovvero letteralmente “presso”.

Per farla breve: se oggi riuscite ad inviare un messaggio dall’altro capo del mondo in pochi secondi, è grazie ad una semplice anfora!