Direttiva Omnibus - Ecommerce

Direttiva Omnibus, una norma per gli ecommerce

La Direttiva Omnibus è una normativa europea che ha lo scopo di rafforzare la tutela dei consumatori e armonizzare le regole per i negozi fisici e gli ecommerce.

La Direttiva Omnibus è entrata in vigore in Italia ad aprile 2023 e ha introdotto diverse novità che riguardano, tra le altre cose, gli annunci di sconto, le recensioni online, le pratiche commerciali scorrette e il regime sanzionatorio.

In questo articolo vedremo cosa cambia per gli ecommerce e come adeguarsi alla nuova normativa.

Gli annunci di sconto online negli ecommerce

Una delle principali novità introdotte dalla Direttiva Omnibus riguarda gli annunci di sconto o riduzione di prezzo online. Per evitare che i consumatori siano ingannati da offerte allettanti ma non veritiere, questa direttiva stabilisce che gli ecommerce devono indicare il prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti alla riduzione del prezzo.

In questo modo, i consumatori potranno confrontare il prezzo effettivo dello sconto con quello di riferimento e valutare se l’offerta è conveniente o meno. Questa regola si applica a tutte le vendite straordinarie, come i saldi, le vendite promozionali, il Black Friday o il Cyber Monday.

Gli shop on-line che non rispettano questa regola sono soggetti a pesanti sanzioni, che possono arrivare fino a 10 milioni di euro.

Le recensioni online

Un altro aspetto importante che riguarda gli ecommerce è la gestione delle recensioni online. La Direttiva Omnibus vieta le recensioni false o non verificate, che possono influenzare negativamente la scelta dei consumatori.

Gli ecommerce devono quindi garantire che le recensioni pubblicate sul loro sito siano autentiche e basate su esperienze reali di acquisto.

Inoltre, devono fornire ai consumatori informazioni chiare e trasparenti sulle modalità di raccolta, verifica e pubblicazione delle recensioni. Gli ecommerce che non si attengono a queste regole sono considerati responsabili di pratiche commerciali scorrette e possono essere sanzionati.

Le pratiche commerciali scorrette

La Direttiva Omnibus amplia la lista delle pratiche commerciali scorrette, che sono vietate per legge e possono danneggiare i consumatori. Tra le nuove pratiche commerciali scorrette introdotte dalla direttiva ci sono il dual quality e il secondary ticketing.

Il dual quality consiste nel vendere prodotti di qualità inferiore in alcuni paesi rispetto ad altri, pur mantenendo lo stesso marchio e lo stesso prezzo.

Il secondary ticketing consiste nel rivendere biglietti per eventi culturali, sportivi o ricreativi a prezzi maggiorati, sfruttando la scarsa disponibilità o la forte domanda.

I portali di vendita on-line che si rendono responsabili di queste pratiche commerciali scorrette sono passibili di sanzioni.

Il regime sanzionatorio

Con l’adozione di questa direttiva, si inasprisce il regime sanzionatorio per le violazioni delle norme sulla tutela dei consumatori. Le sanzioni sono calcolate in base alla gravità, alla durata e alla reiterazione della violazione, nonché al fatturato dell’impresa responsabile.

Le sanzioni possono arrivare fino al 4% del fatturato annuo dell’impresa o, in caso di violazioni più gravi, fino a 10 milioni di euro. Le sanzioni sono irrogate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che può anche ordinare il risarcimento dei consumatori danneggiati o la cessazione delle pratiche commerciali scorrette.

Come adeguarsi alla Direttiva Omnibus

Gli shop online che vogliono adeguarsi alla Direttiva Omnibus devono innanzitutto verificare che le informazioni fornite ai consumatori siano chiare, corrette e trasparenti.

In particolare, devono controllare che gli annunci di sconto siano conformi alla nuova normativa e che le recensioni online siano autentiche e verificate.

Inoltre, devono evitare di adottare pratiche commerciali scorrette, come il dual quality o il secondary ticketing, che possono danneggiare i consumatori e la concorrenza.

Infine, devono essere consapevoli delle possibili sanzioni in caso di violazione delle norme sulla tutela dei consumatori e agire in modo responsabile e leale.

Adeguarsi alla Direttiva Omnibus non solo è un obbligo legale, ma anche un’opportunità per migliorare la reputazione e la fiducia degli ecommerce e offrire ai consumatori un’esperienza di acquisto sicura e soddisfacente.

Errore 500 - Internal Server Error 500

Internal Server Error – Errore 500

Gli errori HTTP 500, comunemente noti come “Internal Server Error” (Errore interno del server), rappresentano un segnale di difficoltà sul lato del server web. Questi inconvenienti possono originare da diverse cause, richiedendo un intervento tecnico mirato per la risoluzione.

Cosa compare nel browser per indicare l’errore

I messaggi di errore 500 possono presentarsi come segue:

  • “500 Internal Server Error”
  • “Error 500 Internal Server Error”
  • “HTTP Error 500”
  • “Il server ha riscontrato un errore interno e non ha potuto completare la richiesta.”.

Da cosa può essere dato l’Errore 500?

Vediamo insieme alcuni dei motivi più comuni associati agli errori 500:

Problemi nel codice dello script

Un errore nella scrittura del codice del tuo sito, come errori di sintassi o problemi logici, può provocare un errore 500. Assicurarsi che il codice sia corretto e privo di bug è cruciale per evitare tali inconvenienti.

Problemi di permessi

File o directory potrebbero non avere i permessi adeguati per essere letti o eseguiti dal server. Una verifica e correzione dei permessi di file e cartelle è essenziale per prevenire questo genere di errori.

Problemi di configurazione del server

Configurazioni scorrette nel file di configurazione del server (come httpd.conf per Apache) possono portare a errori 500. Garantire la correttezza della configurazione del server è fondamentale.

Elevato carico del server

Un’elevata quantità di richieste o un carico del server eccessivo possono scatenare errori 500. Monitorare le risorse del server e ottimizzare la configurazione sono passi essenziali per gestire efficacemente il carico.

L’alto utilizzo del server si verifica quando la quantità di risorse del server, come la CPU, la memoria RAM o la larghezza di banda, è intensamente sfruttata. Questo può accadere per diverse ragioni e può influire sulle prestazioni complessive del sito web o dell’applicazione.

Ecco alcune situazioni comuni in cui si verifica un elevato utilizzo del server:

  1. Picchi di traffico: Un improvviso aumento del numero di visitatori o richieste al server può sovraccaricare le risorse disponibili, causando un aumento dell’utilizzo del server.
  2. Attacchi DDoS: Gli attacchi distribuiti del servizio (DDoS) mirano a sovraccaricare il server con un gran numero di richieste, rendendolo temporaneamente inaccessibile.
  3. Script o processi inefficienti: Codice inefficace o processi che richiedono troppe risorse possono causare un aumento dell’utilizzo del server. Questo può includere script lenti, loop infiniti o query di database non ottimizzate.
  4. Scarso caching: La mancanza di una corretta implementazione del caching può portare a molte richieste al server per le stesse risorse, aumentando così l’utilizzo delle risorse.
  5. Problemi di configurazione: Configurazioni errate del server o delle applicazioni possono portare a un uso inefficiente delle risorse, contribuendo a un elevato carico del server.
  6. Aggiornamenti o attività di manutenzione: Durante gli aggiornamenti del sito web, l’installazione di nuove funzionalità o le attività di manutenzione possono temporaneamente aumentare l’utilizzo del server.
  7. Attività programmate intensiva: Task pianificati, come backup o processi di elaborazione intensivi, possono influire sull’utilizzo del server durante la loro esecuzione.

Problemi con plugin o estensioni

Se si utilizza un sistema di gestione dei contenuti (CMS) o un’applicazione web con plugin o estensioni, uno di essi potrebbe causare conflitti o funzionare in modo non corretto. È consigliato verificare sempre la fonte da dove è stato prelevato il plugin o l’estensione.

Come è possibile risolvere un Errore 500

La risoluzione di un Errore 500 (“Internal Server Error”) può variare a seconda della causa specifica dell’errore. Di seguito sono riportati alcuni passaggi generali che puoi seguire per cercare di risolvere un Errore 500:

Controlla i log del server

Esamina i log del server per identificare dettagli specifici sull’errore. I log spesso forniscono informazioni utili sulla causa dell’Errore 500.

Esamina il codice

Se stai sviluppando un’applicazione web, verifica il codice per errori di sintassi, logica o runtime. Utilizza strumenti di debug per individuare e risolvere problemi nel codice.

Controlla i permessi dei file

Assicurati che i file e le directory abbiano i permessi corretti per essere letti ed eseguiti dal server. Imposta i permessi appropriati per evitare problemi di autorizzazione.

Ripristina da un backup

Se l’Errore 500 è comparso dopo una modifica significativa al sito o all’applicazione, considera di ripristinare da un backup precedente.

Verifica la configurazione del server

Controlla il file di configurazione del server (ad esempio, httpd.conf per Apache) per eventuali errori o configurazioni non corrette.

Monitora le risorse del server

Controlla l’utilizzo delle risorse del server (CPU, RAM, larghezza di banda) per identificare eventuali sovraccarichi. Ottimizza la configurazione per gestire il carico.

Disabilita plugin o estensioni

Se stai utilizzando un sistema di gestione dei contenuti (CMS) o un’applicazione web con plugin o estensioni, disabilita uno alla volta per identificare se uno di essi è la causa dell’errore.

Contatta il supporto tecnico

Se stai utilizzando un servizio di hosting, contatta il supporto tecnico per assistenza. Possono fornire informazioni specifiche sul server e sulla configurazione.

Verifica la versione di PHP

Verifica che la versione di PHP sia compatibile con l’applicazione. Alcune applicazioni richiedono versioni specifiche di PHP.

Ricarica la pagina

A volte, l’Errore 500 può essere temporaneo. Prova a ricaricare la pagina per vedere se l’errore persiste.

Risolvere gli errori 500 (Internal Server Error) può essere un processo complesso e dipende dalla situazione specifica. Nel caso in cui non ci si senta sicuri di affrontare il problema autonomamente, consultare un professionista dello sviluppo web o il supporto tecnico del provider di hosting può essere la scelta migliore.

Come realizzare un Layout Web di successo

Progettare un layout web: consigli, strumenti e sviluppo professionale

Quando esploriamo un sito web, il layout è la prima impressione che cattura la nostra attenzione. Ma come possiamo creare il layout web ottimale? In questo articolo, oltre a fornire definizioni e consigli pratici sulla progettazione del sito, esploreremo anche i pro e i contro di utilizzare programmi come Photoshop e l’HTML nel processo di design.

Cos’è il layout di un sito? Perché è così importante?

Il layout di un sito internet rappresenta la disposizione visuale e la struttura degli elementi sulla pagina web. In altre parole, è la pianificazione grafica e organizzativa di come i contenuti, come testo, immagini e altri elementi, sono posizionati e presentati sullo schermo.

L’importanza del layout web risiede nella sua capacità di influenzare l’esperienza dell’utente durante la navigazione. Un buon layout contribuisce a rendere il sito intuitivo, accessibile e piacevole da utilizzare. Alcuni motivi chiave per cui il layout è fondamentale includono:

  1. Navigazione intuitiva: Un layout ben progettato facilita la navigazione dell’utente, consentendo di trovare facilmente le informazioni desiderate senza confusione.
  2. Focalizzazione sull’importante: Il layout web aiuta a mettere in evidenza i contenuti cruciali, come le chiamate all’azione o le informazioni principali, migliorando l’efficacia della comunicazione.
  3. Aspetto professionale: Un layout curato e professionale trasmette un’immagine positiva del sito e dell’azienda, contribuendo a instaurare fiducia tra l’utente e il contenuto.
  4. Compatibilità e responsività: Un layout ben progettato tiene conto della diversità di dispositivi e schermi, garantendo un’esperienza coerente su desktop, tablet e dispositivi mobili.
  5. Ritenzione degli utenti: Un sito con un layout attraente e facile da navigare tende a trattenere gli utenti più a lungo, riducendo il tasso di abbandono.

In sintesi, il layout web è una componente cruciale del design di un sito internet poiché influenza direttamente l’usabilità, l’aspetto visivo e la fruibilità complessiva dell’esperienza online dell’utente.

Alcune linee guida per il web design

Progettare e sviluppare un sito web in base ai propri gusti rappresenta un errore fondamentale. I gusti personali potrebbero non coincidere con le preferenze degli utenti o le tendenze di mercato.

Nel campo del web design, esistono standard indiscutibili che contribuiscono al successo di un sito, soddisfacendo le aspettative dei visitatori digitali.

Jacob Nielsen, esperto di usabilità online, afferma che quasi l’80% degli utenti si aspetta di trovare specifici elementi in determinate posizioni sui siti web. Riportiamo di seguito i principali aspetti:

  1. Posizione del logo: È consigliato posizionare il logo nell’angolo in alto a sinistra della pagina.
  2. Splash page (Pagina di Introduzione): Evita di utilizzare una splash page. Gli utenti desiderano accedere immediatamente alle informazioni, e una pagina di introduzione potrebbe allontanarli.
  3. Posizione del menu: Il menu di navigazione deve essere presente su ogni pagina, preferibilmente posizionato nella parte superiore e rimanere visibile durante lo scroll.
  4. Utilizzo della Call To Action (CTA): Indipendentemente dall’obiettivo del sito, la CTA dovrebbe essere il primo elemento evidenziato. Descrivi chiaramente il problema risolto e i benefici ottenuti, utilizzando diverse forme grafiche o testuali.
  5. Footer (Piè di Pagina): Il footer deve essere costantemente presente in tutte le pagine. Contiene informazioni cruciali per gli utenti, come dati di contatto, indirizzi e link alle pagine sulla privacy e la cookie policy.

Seguire questi principi ottimizzerà il tuo sito web per una migliore esperienza utente e rispondere alle aspettative della tua audience.

Come disegnare un layout web?

Prima dell’introduzione dei CMS (Content Management System) come ad esempio WordPress o Joomla giusto per citarne qualcuno, la creazione di un portale web comprendeva due fasi cruciali:

  1. Progettazione (Designing): L’ideazione dell’aspetto visivo e funzionale del sito web.
  2. Codifica (Coding): La scrittura manuale del codice necessario per implementare il design web.

In quel periodo, la realizzazione di interfacce di alta qualità richiedeva competenze avanzate e solo poche persone ben preparate potevano creare design web di rilievo.

Utilizzare l’HTML per la creazione del layout

L’HyperText Markup Language (tradotto letteralmente come linguaggio a marcatori per ipertesti), comunemente noto con l’acronimo HTML, rappresenta un linguaggio di markup (si raccomanda di diffidare da chi afferma che sia un linguaggio di programmazione). Questo linguaggio svolge un ruolo fondamentale nella definizione della codifica del nostro layout web. In un’epoca precedente all’avvento degli strumenti semplificati, l’intero codice veniva redatto manualmente.

Oggi, l’utilizzo diretto di HTML per sviluppare un layout potrebbe essere considerato obsoleto e dispendioso dal punto di vista economico. Si ritorna, infatti, alla necessità di codificare tutte le differenziazioni essenziali per assicurare la realizzazione di un sito responsive. A meno che non si disponga di una serie di template già pronti e ottimizzati, i tempi e i costi di sviluppo potrebbero superare notevolmente il budget disponibile.

Il discorso è diverso nel caso delle landing page (o siti one-page), dove la creazione di una pagina in HTML può offrire vantaggi, soprattutto per quanto riguarda la velocità. L’HTML è, infatti, un linguaggio leggero che richiede poche risorse per essere scaricato.

Disegnare un layout web con Photoshop

Photoshop rappresenta un eccellente programma per la manipolazione di foto e altro ancora. Non tutti sono consapevoli del fatto che può essere utilizzato anche per creare design web accattivanti e personalizzati.

Tuttavia, ciò richiede conoscenze e competenze teoriche, tecniche e pratiche avanzate. In caso contrario, per ottenere un web design di alta qualità, è consigliabile affidarsi a un professionista.

Nonostante la struttura finale possa apparire gradevole e ben realizzata, esportare direttamente la struttura in HTML – funzionalità integrata in Photoshop – non garantisce un’interfaccia ottimizzata. Il codice prodotto da Photoshop durante l’esportazione deve essere necessariamente rielaborato per ottenere un’ottimizzazione e evitare penalizzazioni da parte di Google. Era troppo bello per essere vero, vero?

Creare un layout web non è alla portata di tutti

Realizzare un sito web, sebbene considerato da molti un impegno semplice e secondario grazie a numerosi strumenti, anche gratuiti, richiede un lavoro di squadra o competenze multidisciplinari su entrambi i fronti.

Come evidenziato in questo articolo, i problemi sono sempre presenti, e non basta essere solo un creativo o uno sviluppatore. È indispensabile un approccio collaborativo per creare un modello iniziale di successo.

Come già menzionato in altri articoli, sono necessarie competenze nel campo dell’SEO e del copywriting per massimizzare il potenziale del nostro portale.

Strumenti come Photoshop e la conoscenza del codice HTML e dei relativi linguaggi – CSS e JS – rappresentano sicuramente un punto di partenza utile, ma non sufficiente per la realizzazione autonoma di un intero sito. Questo vale anche per le piattaforme gratuite.

A meno che non si dedichino diverse ore allo studio per acquisire le competenze necessarie, imparare a utilizzare autonomamente uno strumento, anche se efficace, potrebbe risultare deludente.

Rivolgersi a un team di professionisti può rappresentare il modo migliore per creare il layout web dei tuoi sogni. Pratico, bello, funzionale.

Sito web per associazioni

Sito web per associazioni, perché le Associazioni devono avere un sito web?

Dell’importanza di avere un sito internet ne abbiamo parlato più e più volte ma quanto è importante un sito web per associazioni / organizzazioni di volontariato, per gli enti del terzo settore?

Alla luce della riforma del terzo setto il sito internet è diventato di centrale importanza. Cerchiamo brevemente di capirne il perchè.

In primo luogo avere un sito internet per la propria associazione/organizzazione è obbligatorio. Infatti, è un obbligo previsto dalla Legge è la sua obbligatorietà è già attiva in particolare per alcune categorie.

Quali associazioni/organizzazione sono obbligate?

Per comodità abbiamo raggruppato i destinatari dell’obbligo in due categorie:

  • Prima categorie – rientrano in questa categoria:
    • Associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque Regioni individuate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;
    • Associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale;
    • Associazioni e Fondazioni, nonché tutti i soggetti che hanno assunto la qualifica di ONLUS..
  • Seconda categoria:
    • Nella seconda categoria rientrano invece le imprese. Tale classificazione rileva ai fini del diverso atteggiarsi degli obblighi di pubblicità previsti dalla normativa in esame.

Per i soggetti rientranti nella prima categoria, l’articolo 1, comma 125 prevede la pubblicazione, nei propri siti o portali digitali, delle informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti nel periodo considerato superiori ad € 10.000,00.

Per le imprese, seconda categoria quindi, l’adempimento di tale obbligo avviene attraverso la pubblicazione di tali informazioni nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

In particolare, le associazioni che hanno ricevuto sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro e in natura, non aventi carattere generale e privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria da parte di Enti pubblici, società controllate da PA, società in partecipazione pubblica, associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato che abbiano ricevuto un minimo di 10.000 euro sono OBBLIGATE a darne pubblicità sul proprio sito web istituzionale.

Ne viene da se che anche l’avere un sito web sia diventato assolutamente obbligatorio

GMD Group Italia - Sito internet

L’importanza di avere un sito internet

In un epoca dove in molti pensano che basti avere i profili sui social dobbiamo, ancora una volta far presente che solo i social non bastano per avere una adeguata presenza su internet. Avere un sito internet, infatti, è importante perché ti permette di raggiungere un pubblico più vasto, migliorare la tua immagine aziendale, fornire informazioni accessibili, espandere il tuo mercato, implementare strategie di marketing e facilitare la vendita online.

Per comodità abbiamo riassunto tutto in alcuni punti salienti, vediamo quali sono:

Presenza online

Viviamo in un’era digitale in cui la maggior parte delle persone cerca informazioni, prodotti e servizi online. Avere un sito web consente alla tua attività di essere presente e visibile su Internet, raggiungendo un pubblico molto più ampio rispetto alle tradizionali forme di pubblicità.

Credibilità e professionalità

Un sito web ben progettato e aggiornato trasmette un’immagine di credibilità e professionalità per la tua attività. I potenziali clienti possono valutare la tua serietà e affidabilità attraverso il tuo sito web, e un design accattivante e funzionale può influenzare positivamente la percezione che hanno della tua azienda.

Informazioni accessibili

Un sito web ti consente di fornire informazioni dettagliate sui tuoi prodotti, servizi, orari di apertura, contatti e altre informazioni pertinenti. I visitatori possono accedere a queste informazioni in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, migliorando l’accessibilità e la convenienza per i potenziali clienti.

Espansione del mercato

Con un sito web, la tua attività non è più limitata geograficamente. Puoi raggiungere potenziali clienti in tutto il mondo e espandere il tuo mercato senza le limitazioni di uno spazio fisico. Questo apre nuove opportunità di crescita per il tuo business.

Strumenti di marketing

Un sito web offre una piattaforma per implementare diverse strategie di marketing. Puoi utilizzare il tuo sito per promuovere i tuoi prodotti o servizi, avviare campagne di pubblicità online, raccogliere feedback dai clienti e creare un database di contatti per futuri scopi di marketing.

Vendita online

Se hai un’attività di e-commerce, un sito web è fondamentale per vendere i tuoi prodotti online. Puoi creare un negozio online integrato nel tuo sito web e raggiungere clienti che preferiscono fare acquisti comodamente da casa o da dispositivi mobili.

    Dati obbligatori per i siti internet

    Dati obbligatori nei siti internet… quali sono?

    Quando si realizza un sito internet oltre a conoscere la programmazione, l’uso dei CMS e quant’altro al fine di non incorrere in sanzioni è bene sapere quali sono i dati che per legge devono apparire nel footer (il piè di pagina del sito, la parte bassa conclusiva della pagina per intenderci) .

    Quali sono? Scopriamolo!

    Dati obbligatori per possessori di Partita IVA

    Si ha l’obbligo di mostrare agli utenti la partita IVA nella tua homepage anche se normalmente tale dato viene inserito nel footer in modo che sia visibile in tutto il portale.

    L’articolo 35, comma 1 del DPR n. 633/72 dispone infatti quanto segue:

    “I soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad uno degli uffici locali dell’Agenzia delle entrate ovvero ad un ufficio provinciale dell’imposta sul valore aggiunto della medesima Agenzia; la dichiarazione è redatta, a pena di nullità, su modelli conformi a quelli approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. L’ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita I.V.A. che resterà invariato anche nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell’attività e che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto.”

    Dati obbligatori per Ditte Individuali

    Chi ha una Ditta Invididuale oltre alla partita IVA è tenuto per legge a pubblicare sul proprio sito:

    • nome, cognome o denominazione,
    • indirizzo della sede legale,
    • ufficio del registro delle imprese d’iscrizione,
    • numero di repertorio economico amministrativo (REA),
    • privacy e cookie policy conformi alle linee guida espresse dal Garante della Privacy.

    Dati obbligatori per Società

    Per quanto riguarda le società, le informazioni obbligatorie da inserire sono molteplici. Infatti bisogna inserire:

    • ragione sociale,
    • sede legale,
    • codice fiscale della società e Partita IVA,
    • ufficio del registro delle imprese presso il quale è iscritta la società,
    • numero d’iscrizione al REA,
    • capitale sociale e quota versata,
    • se la società è una spa (società per azioni) o una srl (società e responsabilità limitata) a socio unico (società uni-personale), bisogna obbligatoriamente indicarlo,
    • nel caso di scioglimento della società, va inserito lo stato di liquidazione,
    • privacy e cookie policy conformi alle linee guida espresse dal Garante della Privacy.

    L’inserimento della PEC sul sito web ad oggi non è obbligatoria, ma consigliato.

    Dati obbligatori per Professionisti iscritti ad un albo

    Se il portale è di un professionista iscritto ad un albo (avvocato, commercialista, medico, ingegnere, etc)  i dati che dovrai obbligatoriamente mostrare sul tuo sito saranno i seguenti:

    • cognome e nome,
    • titolo professionale,
    • indirizzo sede legale,
    • partita IVA,
    • numero di iscrizione all’Albo,
    • privacy e cookie policy conformi alle linee guida espresse dal Garante della Privacy.

    Come professionista si è tenuti a rispettare codice deontologico per cui è sempre preferibile chiedere precise informazioni presso l’Ordine professionale di appartenenza, in quanto l’omissione e la mancata pubblicazione di determinati dati, in alcuni casi, può comportare anche la sospensione dell’esercizio della professione.

    Dati obbligatori per Associazioni

    Anche i portali internet delle associazioni, di qualunque tipo, devono necessariamente mostrare alcune informazioni obbligatorie. Le informazioni da mostrare sono:

    • nome associazione,
    • tipo di associazione – indicarla per esteso,
    • codice fiscale o partita IVA,
    • come sempre, privacy e cookie policy conformi alle linee guida espresse dal Garante della Privacy.

    Dati obbligatori per e-commerce (shop online)

    Ne abbiamo parlato in modo esaustivo in un nostro precedente articolo “Obblighi informativi per gli e-commerce” ma è bene ricordare che il D.Lgs. 70/2003, che regolamenta lo shop on-line, impone l’indicazione sul sito web dei seguenti dati:

    • le condizioni generali di vendita che si applicano alla vendita online,
    • i contatti del venditore,
    • (in caso di attività soggetta a licenza o autorizzazione) gli estremi dell’autorità competente,
    • privacy e cookie policy conformi alle linee guida espresse dal Garante della Privacy.

    Consigliamo di inserire in modo ben visibile anche:

    • prezzi e tariffe,
    • spese di spedizione,
    • modalità di pagamento ed eventuali commissioni,
    • modalità di recesso e restituzione degli articoli.

    Le informazioni sopra devono essere riportate nell’apposita sezione di Termini e condizioni di acquisto.

    Blog amatoriale? Quali sono i dati da mostrare?

    Per i blog amatoriali non c’è nessun obbligo di legge in quanto si sta esercitando la libertà di pensiero stabilita dall’articolo 21 della Costituzione italiana:

    “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

    Ovviamente ciò è valido se attraverso il sito non si svolge alcuna professione, non si vendono prodotti e non si raccolgono o analizzano i dati degli utenti.

    Ransomware

    Conosci il ransomware?

    La sicurezza informatica è un terreno sempre caldo. Numerose sono le minacce con le quali quotidianamente si ha a che fare. Ma ce n’è una ancora più subdola: i ransomware. Vediamo cosa sono, come “lavorano” e come proteggerci.

    Che cos’è un ransomware

    Un ransomware è un tipo di virus che prende il controllo del computer di un utente ed esegue la crittografia dei dati, quindi chiede un riscatto per ripristinare il normale funzionamento.

    I più famosi ransomware sono CryptoLocker, Reveton e WannaCry.

    In che modo ci si infetta con un ransomware?

    Un ransomware si diffonde generalmente mediante attacchi di phishing o clickjacking. Una volta installato nel sistema, il virus impedisce agli utenti di accedere ai dati nel computer o di usare la macchina stessa.

    Solitamente si diffonde mediante file di virus che devono essere installati dall’utente; una volta entrato nella rete, il ransomware è in grado di diffondersi su tutti i dispositivi.

    Se la rete è protetta da un antivirus, questo deve disporre della firma per il file usato per l’attacco ransomware oppure deve rilevarlo come attività sospetta. In caso contrario, è possibile che il rilevamento non venga eseguito.

    Quali sono i tipi di ransomware

    La forma più comune di ransomware è l’attacco basato su crittografia. Tutti i file che risiedono sul computer di un utente vengono crittografati e non possono essere sbloccati se non dietro il pagamento di un riscatto.

    L’altro tipo di ransomware è una minaccia di eliminazione. In questo caso incombe la minaccia dell’eliminazione dei dati se non si paga il riscatto entro una determinata data. Un altro tipo di attacco meno comune è l’attacco con estorsione o doxxing.

    Come ci si protegge da un ransomware

    I tipi di ransomware noti prevedono la copertura mediante antivirus ma, come qualsiasi minaccia, utility di questo tipo non possono schermare in modo efficace un attacco zero-day.

    Anche gli utenti più esperti e competenti posso essere vittima di un attacco di phishing o di tipo click-fraud. I worm ransomware si diffondono lateralmente in una rete senza intervento umano. Dipende dalla complessità del codice exploit. La soluzione ideale è un software antivirus che rilevi l’attività malevola, ossia che esegua la scansione del file .exe prima di installare file scaricati dal web.

    Chi sono le “vittime”

    Nel mirino di un ransomware spesso ci sono le grandi aziende multinazionali e le agenzie della pubblica amministrazione, dove l’errore di un singolo utente può provocare un’infezione molto più estesa. Altri utenti possono essere infettati mediante e-mail spam o attacchi di phishing.

    In che modo si previene un ransomware?

    Prevenire è sempre meglio che curare. Installare un buon software antivirus verificato è un buon inizio come anche evitare di installare qualsiasi file di cui non conosciamo la provenienza scaricato da link al web. Non fidarsi di e-mail sospette che includono allegati, inviate da fonti sconosciute.

    Spesso queste e-mail contengono errori di grammatica, usano un linguaggio generico o provengono da un indirizzo dal nome sospetto.

    Ransomware: cosa fare e cosa non fare

    • Fare: installare un software antivirus e introdurre un programma di formazione o sensibilizzazione per il personale.
    • Non fare: omettere di fare il backup dei dati che consente di cancellare i dati infetti e riformattare i dispositivi a seguito di un attacco.

    Oggetti stampati in 3D - Stampante 3D

    Stampante 3D: a filamento o a resina?

    Nel nostro settore molto spesso da una semplice richiesta ci troviamo a realizzare un prototipo e per farlo ci siamo dotati di una stampante 3D. Ma qual è la scelta migliore per l’uso che bisogna farne?

    I parametri da tenere in considerazione non sono pochi e la scelta della stampante 3D non va basata solo sulla qualità della stampa o sulla facilità di utilizzo.

    Analizziamo, quindi, un po’ più nel dettaglio le due tecnologie maggiormente conosciute.

    Stampante 3D FDM o a filamento

    Le stampanti 3D FDM (modellazione a deposizione fusa – stampanti 3D a filamento) sono le più comode da avere in casa o in ufficio e permettono di ottenere risultati molto buoni se calibrate a dovere.

    Queste stampanti possono essere aperte, e quindi consentire di stampare materiali come il PLA, o chiuse per stampare anche ABS, i cui fumi, va detto, sono nocivi.

    Le stampanti FDM utilizzano dei filamenti plastici polimerici che vengono fusi ed estrusi per essere poi trasferiti sul piatto di lavoro.

    Ad ogni strato posato, l’asse Z della stampante si alza e prosegue nel posizionarne uno nuovo fino alla realizzazione dell’oggetto completo.

    Ovviamente, per alcuni particolari con peculiari caratteristiche geometriche, ci sarà la necessità di supporti, incastellature di sostegno dell’oggetto stesso, che verranno generati con il software slicer necessario. 

    Pro e contro delle stampanti FDM

    Vediamo in linea di massima quali sono i pro e i contro nell’uso di questa tipologia di stampanti 3D.

    Pro

    • costi ridotti di acquisto stampante per chi vuole iniziare;
    • facilità di utilizzo;
    • costi contenuti dei filamenti di base;
    • ottima qualità di stampa.

    Contro

    • l’immagazzinamento dei filamenti necessita di un po’ di attenzione. L’ambiente non deve essere nè troppo umido nè troppo asciuttto;
    • qualche problema, su alcuni modelli, per il livellamento del piano di stampa e dei settaggi della stampante.

    Per cosa è consigliata una stampante 3D a filamento

    L’utilizzo di questo tipo di tecnologia può essere applicato a diversi settori. Vediamo quali sono:

    • prototipazione;
    • hobbistica;
    • ricerca;
    • modellismo (anche se le superfici non saranno liscie come quelle realizzate con una stampante a resina);
    • realizzare ricambi o riparazioni;
    • cosplay (consente di realizzare oggetti di dimensioni molto grandi unendoli tra di loro);
    • elementi di moda.
    Stampanti 3D - Stampante 3D a resina - Stampante 3D a filamento

    Stampanti 3D a resina

    Esistono diversi tipi di stampanti 3D a resina che si differenziano per la tecnologia usata. DLP, LCD e SLA sono alcune delle tecnoogie la cui differenziazione è data dal tipo di fascio luminoso utilizzato.

    Le stampanti a resina, come è facile intuire, utilizzano resina liquida foto polimerizzante, ovvero resina che, stimolata da laser o luce UV, si solidifica.

    Il funzionamento è semplice ed avviene, anche in questo caso, per stratificazioni successive di resina; il piatto di stampa segue l’asse Z immergendosi in una apposita vasca di resina liquida.

    I raggi UV o laser (dipende dalla tecnologia usata dalla stampante) agiscono ad ogni stratificazione fotopolimerizzando la resina sotto il piatto. L’oggetto, quindi, viene stampato capovolto.

    A differenza degli oggetti realizzati con una stampante a filamento, gli oggetti realizzabili con queste tecnologie risultano lucidi, ben definiti e precisi. 

    Gli “inconvenienti” della stampante 3D a resina

    • le stampanti a resina devono essere posizionate in posti areati a causa dei vapori generati;
    • le resine non devono essere esposte alla luce diretta;
    • tutte le procedure di manutenzione della stampante devono esser fatte con guanti e occhiali protettivi in quanto la resina allo stato liquido è dannosa;
    • gli oggetti, una volta ultimata la stampa, devono essere lavati in opportuna soluzione;
    • è necessario esporre i particolari a luce UV per completare la polimerizzazione degli strati più esterni.

    Campi di utilizzo di una stampante a resina

    • gioielleria;
    • oreficeria (possono essere realizzati oggetti con resine fondibili);
    • settore dentale;
    • modellismo;
    • realizzazione di oggetti molto piccoli.
    Metaverso - visore

    Il Metaverso, alla scoperta di un nuovo mondo

    È da un po’ di mesi che si sente parlare di metaverso. Un qualcosa che, a detta di molti, è destinato ad avere un impatto importante sulla vita di tutti noi. Ma cosa è il metaverso? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e spiegarlo in modo semplice.

    Metaverso: un nuovo mondo… virtuale

    Semplicemente, possiamo dire che altro non è che l’internet del futuro. È, o meglio dovrebbe essere, un altro modo di vivere il web. Un nuovo mondo di esperienze digitali costruite su un numero di tecnologie uniche che assottigliano ancor di più la distanza tra il mondo virtuale e la realtà.

    Un ambiente in cui si può entrare attraverso la realtà virtuale, un insieme di elementi che possono prendere vita con la realtà aumentata. Un mondo nuovo di opportunità ma anche di rischi sconosciuti che non vanno minimamente sottovalutati.

    Come entrare nel metaverso

    Il metaverso non è ancora pienamente fruibile. È in continua fase evolutiva ma siamo già a conoscenza delle tecnologie che ci permetteranno di entrare in questa nuova era. Vediamo quali sono.

    Intelligenza artificiale – AI Artificial Intelligence

    L’intelligenza artificiale è alla base dell’implementazione del metaverso. Grazie all’AI, all’autoapprendimento e non solo, le macchine riusciranno a migliorare le abilità necessarie per il buon e corretto collegamento tra mondo fisico e digitale.

    Blockchain

    La sicurezza è uno dei punti più importanti. Per questo la rete sarà estremamente sicura grazie alla blockchain. Ovvero un insieme di tecnologie, in cui il registro è strutturato come una catena di blocchi contenenti le transazioni e il consenso è distribuito su tutti i nodi della rete.

    Tutti i nodi possono partecipare al processo di validazione delle transazioni da includere nel registro.

    Così facendo gli utenti avranno molto più controllo sulle loro transizioni e tracciabilità dei beni aumentando anche la propria privacy sulla rete.

    Realtà aumentata

    Se il virtuale si avvicina al reale abbiamo bisogno di dispositivi che consentano di vivere le esperienze come se fossero reali. Il metaverso sarà infatti un ambiente dove a contare sarà la resa esperienziale di competenza della augmented reality (realtà aumentata).

    Occhiali, visori e caschi (oggi già disponibili per entrare in questo mondo) sono solo l’inizio, nei prossimi anni vedremo grossi cambiamenti anche nel modo in cui interagiamo con mappe e negozi online.

    Cosa è possibile fare nel metaverso

    In teoria le possibilità del metaverso sono infinite. Mark Zuckerberg, CEO di Meta (ex Facebook), ha affermato che l’azienda sta già sviluppando uffici virtuali dove le persone collegate da tutto il mondo potranno riunirsi come se fossero in presenza.

    Oltre alle opportunità collegate al mondo del lavoro, pare che nel metaverso sarà possibile effettuare anche attività ricreative. Sarà infatti possibile assistere a concerti, viaggiare e, ovviamente, fare shopping in negozi veri e propri.

    Sarà, quindi, una estensione della realtà, lo strumento che ci metterà in contatto con il resto del mondo, abbattendo barriere geografiche e temporali.

    Se usato correttamente, potrebbe essere l’inizio di un’era migliore, dove le esperienze vengono costruite dalle persone per le persone, in un ambiente accessibile a tutti.

    Non è tutto oro quello che luccica: vanno comunque considerati i potenziali rischi di una vita virtuale online. Tra truffe e crimini digitali, sono in molti a credere che non sarà così facile navigare in questo nuovo mondo.

    Ulteriori livelli di sicurezza e identificazione digitale saranno sicuramente necessari, ma consentiranno di avere libertà o metteranno dei paletti anche lì?

    In definitiva, questo nuovo mondo sarà una porta su un futuro diverso. Starà a noi decidere come usarlo e contribuire affinché sia un’opportunità e non un problema.

    Fake news - reputazione aziendale

    Come le fake news danneggiano la reputazione aziendale

    Su internet circolano, purtroppo, milioni di fake news che creano nuovi rischi per la reputazione aziendale. La spinta all’accelerazione del fenomeno delle “informazioni fasulle” deriva dalla diffusione del web, dalla sua facilità di utilizzo e, soprattutto, dai numerosi social network che vengono usati quotidianamente.

    Ma come possono delle notizie false nuocere alla reputazione di una aziendale? Prima di entrare nel vivo dell’argomento cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su cosa sono le fake news.

    Cosa sono le fake news

    Le fake news altro non sono che informazioni false, notizie inventate che non hanno riscontro nella realtà. Informazioni queste che girano in modo prepotente sulla rete, che colpiscono e fanno male.

    Sono nate ed hanno iniziato a popolare il web grazie alla sua sempre più facilità di utilizzo. Sono notizie che cavalcano l’onda del momento, spesso con titoli che catturano immediatamente l’attenzione. Click dopo click queste informazioni fasulle sono diventate parte integrante di un sistema molto più grande e complesso: il digital marketing.

    Nonostante sia risaputo che queste notizie sono scritte con l’unico scopo di creare scompiglio e disagio, restano le fake news un problema difficile da arginare. La rete ne è piena e, sembra uno scherzo ma non lo è, sono nati anche dei portali che generano esclusivamente questo tipo di notizie traendo vantaggi economici con la divulgazione di queste false notizie.

    Come contrastare la disinformazione

    Cosa succede ad un’azienda colpita da una fake news? I danni all’immagine aziendale possono essere notevoli e non vanno sottovalutati. Non dimentichiamo che questo genere di disinformazione corre veloce sul web e con le spalle coperte dalle continue e ripetute condivisioni ed interazioni da parte di utenti ignari e probabilmente inconsapevoli.

    È proprio questa loro natura di rapida propagazione che rende difficile far cessare definitivamente questo sistema.

    Per una azienda nella sua reputazione ci sono numerosi meccanisci ed investimenti aziendali. È un elemento importante per la crescita aziendale, un qualcosa che non va in nessun modo sottovalutato.

    Combattere il sistema

    Sconfiggere del tutto le fake news e la loro proliferazione sul web non si può certamente prevedere ed è chiaro quindi che non esistano dei metodi preventivi per evitare questo fenomeno.

    Che le fake news siano iniziative individuali, spesso dettate da ideologie anti-industriali, o attacchi studiati di soggetti che intendono danneggiare economicamente, il fine dei diffamatori è sempre comune. Denigrare, minare il rapporto di fiducia tra consumatore e impresa.

    L’unico accorgimento che si può mettere in atto è quello del monitoraggio costante della rete. Avere sempre occhi aperti sui portali, sui social network in particolare. Da non sottovalutare i forum che sono in target con la tipologia del brand, una risposta immediata su di un forum potrebbe aiutare a smentire in maniera rapida e diretta una notizia falsa appena uscita.

    Del resto la fiducia acquisita dei clienti che seguono un brand condividendone i valori e la tipologia, non potrà certo essere messa in pericolo da fake news condivise malamente sui social ed in giro per il web.

    Ovviamente è necessario un approccio con mentalità digitale che può essere riassunto in tre passi consequenziali:

    • identificazione: identificare le fake news in tempo reale in qualsiasi luogo digitale;
    • certificazione: analizzare e classificare le fake news in base a grado e veridicità;
    • contrasto: contrastare le fake news nei loro luoghi di esistenza tramite operazioni quali eliminazione, modifica, deindicizzazione, inserimento argomentativo.

    Per fare ciò è necessaria una buona organizzazione e alta tecnologia.

    Fake Contenent Mitigation

    La FCM (Fake Content Mitigation) è una disciplina operativa che ha regole proprie, richiede il coinvolgimento dell’azienda e trae beneficio dalla sinergia all’interno di un settore. Mai come in questo caso l’unione fa la forza.

    Il processo di certificazione richiede l’attivazione di esperti in grado di verificare puntualmente ogni singolo contenuto rilevato attraverso uno scheduling ben preciso. L’intervento richiede una tecnologia di rimozione e di interazione strutturata con i canali portatori di fake news.

    Regolamenti in materia di fake news

    Purtroppo ad oggi non esistono norme giuridiche ad hoc. La Comunità Europea ha redatto un codice di autoregolamentazione contro le fake news che è stato sottoscritto dai principali colossi del web e che stabilisce obblighi precisi di rimozione dalle piattaforme di contenuti falsi e fuorvianti.

    Si spera in una vera e propria legge europea sul tema visto che il codice di autoregolamentazione non prevede sanzioni e quindi potrebbe rivelarsi un flop.

    Una azienda attaccata può fare qualcosa?

    Le aziende colpite da fake news possono chiedere alle piattaforme di rimuovere le informazioni false che le riguardano e, in caso di diniego, possono adire le vie legali in forza dell’art.595 c.p. riguardante la diffamazione con altro mezzo di pubblicità diverso dalla stampa.

    La giurisprudenza è sempre più ricca di sentenze che riconoscono lauti risarcimenti a cittadini e imprese lesi dalla pubblicazione di notizie diffamatorie nel web.