Fotografie in orizzontale con lo smartphone

Fotografie in orizzontale o fotografie in verticale?

Oggigiorno, grazie alla tecnologia fotografica presente ovunque, siamo letteralmente sommersi da fotografie di ogni tipo e risoluzione. Ma siamo sicuri che le foto che vengono così realizzate siano riutilizzabili anche per scopi di marketing?

Prima di proseguire premettiamo che in questo articolo non parleremo dei soggetti fotografati, nè di come realizzare fotografie accattivanti e nè tanto meno parleremo di tecniche fotografiche. Diremo soltanto il perchè è utile realizzare fotografie in orizzontale per scopi di marketing e non solo.

Iniziamo quindi a spiegare il perchè le fotografie devono essere realizzate in orizzontale e con un rapporto d’aspetto pari a 4:3.

Fotografie orizzontale con un rapporto di 4:3

Scattare fotografie in orizzontale con un rapporto di 4:3 è la base per la qualità e il riutilizzo delle stesse.
Grazie agli smartphone molti utilizatori realizzano scatti fotografici in verticale inconsapevoli del danno per la qualità fotografica che creano.

Le fotografie in orizzontale possono essere utilizzate, senza la necessità di essere “tagliate” per adattarle ad esempio per condividerle sui social, per le immagini ad esempio di copertina di Facebook, LinkedIn, gli eventi di Facebook o Google My Business, Twitter e molto altro.

Rapporto d’aspetto ed orientamento orizzontale

Prima di proseguire specifichiamo cosa si intende con il termine “rapporto di aspetto” di una fotografia.
Il rapporto di aspetto di una fotografia è il rapporto matematico che c’è tra le proporzioni di un lato ed un altro della fotografia stessa.

Per capirci: se il lato lungo della fotografia è pari 4000 pixel e quello corto è di 3000 pixel il rapporto d’aspetto è di 4:3.

La maggior parte degli smartphone attuali e le macchine fotografiche permettono di impostare il rapporto d’aspetto delle fotografie scattate tramite la propria configurazione.

Va detto che, molto probabilmente, il rapporto d’aspetto preimpostato sarà a 4:3 in quanto è usato in modo predefinito in fotografia.

C’è differenza tra scattare una foto in orizzontale ed una in verticale?

La risposta è si, c’è una notevole diversità e non solo per il formato dell’immagine.

La scelta dell’orietamento, se in verticale o in orizzontale, gioca un ruolo fondamentale nel modo in cui si presenta il ​​soggetto. Presentazione che può far variare quelle emozioni che si spera di suscitare in chi vede la foto.

Le fotografie in orizzontale sono da preferire alle foto in verticale in questi casi:

  • quando il soggetto è orizzontale – se il soggetto è più largo di quanto sia alto, un’immagine orizzontale valorizza la composizione
  • se il soggetto è in movimento da un lato all’altro della foto, l’immagine in orizzontale amplifica il senso di movimento del soggetto principale più di quanto sia possibile con una foto in verticale
  • dare un senso di spazio – le immagini orizzontali possono essere utilizzate per suggerire un senso di grandezza nei paesaggi
  • accentuare le emozioni – ad esempio se un soggetto piccolo viene posizionato in un campo ampio, può suggerire un senso si solitudine

Da non sottovalutare, per le foto in orizzontale, i vantaggi pratici, alcuni dei quali già detti, che ai molti passano inosservati.

  • quasi tutti i dispositivi odierni informatici sono creati per mostrare al meglio il formato orizzontale. Una immagine verticale si vedrà al centro di bande laterali ed avrà una risoluzione nettamente più bassa
  • le fotografie orizzontali sono più ampie e creano, ma dipende molto dalla foto, una percezione panoramica per chi le guarda

Da quanto detto risulta evidente che scattare le fotografie in orizzontale risulta obbligatorio se devono essere pubblicate su siti internet o social network (facebook, instagram, etc).

Ma anche le fotografie in verticale presentano dei vantaggi in alcune situazioni:

  • se il soggetto da fotografare è verticale
  • se il soggetto è più alto che largo
  • se il soggetto si sposta verso l’alto o verso il basso. In tale situazione il formato verticale con la regola dei terzi amplifica il senso di movimento nell’immagine
  • quando nella foto si vuole dare un senso di profondità, soprattutto se parliamo di strade e/o binari

È bene ricordare che se le foto devono essere usate per presentazioni professionali o essere usate in siti internet o social network è bene usare immagini orizzontali.

In conclusione

Quando si scatta una foto la nostra mente mostra l’immagine artistica, la composizione, gli elementi da inquadrare… Una persona creativa dovrebbe sperimentare tutti e due i formati e infrangere tutte le regole della fotografia per un’immagine “fuori dal comune”.
Ma se l’uso delle foto deve essere su dispositivi informatici l’uso del formato orizzontale è vivamente consigliato.

DPO Data-Protection Officer

L’importanza di avere un DPO

Nonostante il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati 2016/679, conosciuto come GDPR, sia entrato a regime da alcuni anni, ancora oggi, quando si parla di DPO c’è un po’ di confusione.

Cerchiamo di chiarire tutti gli aspetti relativi a questa figura mettendo in luce la sua importanza.

Chi è il DPO?

L’acronimo DPO sta per Data Protection Officer – Responsabile della protezione dei dati – ed è una figura introdotta dall’ormai conosciuta GDPR il 4 maggio 2016.

Il Data Protection Officer è un professionista che deve avere un ruolo aziendale, può essere un soggetto interno o esterno all’azienda, con competenze giuridiche, informatiche, di risk management e di analisi dei processi.

La sua responsabilità principale è quella di osservare, valutare, organizzare e, soprattutto, proteggere la gestione del trattamento di dati personali all’interno di un’azienda, affinché questi siano trattati nel rispetto delle normative privacy europee e nazionali.

Chi nomina il Data Protection Officer?

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati si applica a tutti gli stati membri UE e disciplina l’istituzione della figura del DPO nei seguenti casi:

  • il trattamento è effettuato da un’autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali;
  • le attività principali del Titolare del trattamento o del Responsabile del trattamento consistono in trattamenti che, per loro natura, ambito di applicazione e/o finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala;
  • le attività principali del Titolare del trattamento o del Responsabile del trattamento consistono nel trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali di cui all’articolo 9 (dati particolari e dati sensibili) o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10.

L’articolo 9 del Regolamento al comma 1 definisce quelli che sono le categorie particolari di dati personali (ex dati sensibili) ed in particolare i dati personali che: “rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona“.

Quali sono gli incarichi del DPO?

Nell’art. 39 del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali si elencano i principali compiti del Responsabile della protezione dei dati:

  • Il DPO è incaricato almeno dei seguenti compiti:
    • informare e fornire consulenza al Titolare del trattamento o al Responsabile del trattamento nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal Regolamento Privacy UE 2016/679 (GDPR), nonché da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;
    • sorvegliare l’osservanza del Regolamento Privacy UE 2016/679 (GDPR), di altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del Titolare del trattamento o del Responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo;
    • fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’articolo 35;
    • cooperare con l’autorità di controllo;
    • fungere da punto di contatto per l’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento, tra cui la consultazione preventiva di cui all’articolo 36, ed effettuare, se del caso, consultazioni relativamente a qualunque altra questione.
  • Nell’eseguire i propri compiti il responsabile della protezione dei dati considera debitamente i rischi inerenti al trattamento, tenuto conto della natura, dell’ambito di applicazione, del contesto e delle finalità del medesimo.

Quali sono le multe per chi non designa il DPO?

Il GDPR ha previsto delle pesanti conseguenze sanzionatorie per coloro che, pur essendo tenuti a designare tale figura, non ottemperano a tale obbligo.

Ai sensi dell’articolo 83, comma 4, del Regolamento, infatti, l’omessa nomina del responsabile della protezione dati sarà punita con sanzioni amministrative pecuniarie fino a euro 10.000.000 o, per le imprese, fino al 2% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore.

Errore 404 - Redirect

I redirect, cosa sono e a che servono

Chi ha a che fare con il mondo del Web prima o poi si ritrova ad affrontare i cambi di indirizzi e quindi con i redirect. I redirect sono uno degli strumenti principali che abbiamo a disposizione nel campo SEO. Infatti nel mondo della SEO ci sono tante situazioni in cui il loro uso costituisce, se ben usati, un ottimo alleato per risolvere diversi problemi.

Cos’è un redirect?

Un redirect è una particolare funzionalità di “inoltro” che permette di reindirizzare gli utenti verso un URL diverso da quello richiesto. Sono delle istruzioni che vengono implementate nel sito attraverso delle stringhe di codice. Anche i motori di ricerca riceveranno la stessa istruzione di cambio URL nel momento in cui interrogheranno il vecchio percorso URL.

In poche parole quando qualcuno andrà ad inserire un determinato indirizzo (URL) sul browser, l’eventuale reindirizzamento impostato interverrà portando l’utente in una posizione differente rispetto a quella inizialmente indicata.

Quando si usano?

Il loro uso è molto utile quando ad esempio:

  • riscontriamo un link rotto (interno o esterno), che punta quindi ad una pagina che oggi non esiste più
  • vogliamo spostare il sito su un altro dominio
  • vogliamo fare un cambio CMS e quindi di struttura URL
  • vogliamo fare “manutenzione” – ricordate l’importanza della manutenzione di un sito internet? – su una pagina e quindi preferiamo che gli utenti visitino temporaneamente una pagina differente
  • e per molte altre cose…

Dal punto di vista della SEO, un redirect ha lo scopo di mostrare un contenuto mantenendone il posizionamento, evitando così problemi a livello di SERP causati da risultati non raggiungibili e perdite di rank.

Infatti, se per i più disparati motivi un URL cambia, gli utenti (e i motori di ricerca) si troveranno a navigare verso un indirizzo irraggiungibile, per finire a scontrarsi con errore 404.

Pagina Google errore 404
Il redirect ci viene in aiuto per informare gli spider dei vari motori di ricerca che c’è stato un cambiamento e che quindi, nel momento in cui qualcuno si muoverà verso il vecchio indirizzo, dovrà essere automaticamente portato a quello nuovo.

Quali sono i tipi di redirect

Esistono diverse tipologie di redirect, ognuna con una funzione ben specifica. Capirne la differenza è essenziale per salvaguardare ciò che di buono abbiamo creato (lato SEO) e soprattutto sfruttare i giusti redirect a nostro vantaggio.

I più utilizzati, o meglio i più conosciuti, tra chi si occupa di SEO sono essenzialmente 2, ovvero:

Redirect 301

Questo è, senza ombra di dubbio, il redirect più utilizzato. Si tratta di un reindirizzamento permanente e indica dunque un cambio senza ritorno di una determinata pagina. Questo redirect passa il cosiddetto “Page Rank” alla pagina sostituente, quindi dovrebbe attribuirle in tutto (o in parte) il suo valore accumulato nel tempo. Quando usiamo un 301, Google dovrebbe – il condizionale è d’obbligo visto che non abbiamo accesso ai sistemi Google – rimuovere la vecchia pagina dal suo indice sostituendo quel risultato con il nuovo URL.

Redirect 302

Questo redirect, al contrario del redirect 301, comunica ai motori di ricerca che la pagina è stata spostata temporaneamente a un nuovo indirizzo. Più nello specifico, bisogna sapere che nella prima versione dell’Hyper Text Transfer Protocol (HTTP 1.0) il 302 è effettivamente legato allo stato ‘Moved Temporarily’, mentre con HTTP 1.1 corrisponde al codice di stato ‘Found’ (laddove invece il famoso codice 404 fa riferimento al famigerato codice di stato ‘Not Found’). Anche questo tipo di redirect “passa valore” alla nuova pagina.

Altre tipologie e applicazioni (probabilmente meno diffuse) sono:

Redirect 307

Il redirect 307, nell’universo HTTP 1.1, è un po’ il sostituto del 302 e indica il reindirizzamento temporaneo. Non avendo la certezza che i motori di ricerca interpretino la singola pagina come compatibile con il protocollo HTTP 1.1 è consigliabile usare sempre il redirect 302 quando si tratta di uno spostamento temporaneo.

Redirect tramite Meta refresh

Questo è un reindirizzamento conosciuto ma “temuto” da chi si occupa di SEO, e non senza motivo. Si tratta infatti di un reindirizzamento che non opera tanto a livello di server, quanto a livello di pagina. In parole povere ha 2 principali criticità:

  • la funzionalità di inoltro risulta più lenta (a discapito quindi dell’usabilità utente)
  • si tratta di un redirect che non “passa valore” alla pagina in sostituzione (cosa che i redirect 301 e 302 fanno)

I redirect per gli e-commerce

Si è già sottolineato che, nel caso degli e-commerce, i redirect sono particolarmente utilizzati. Non è infatti raro ritrovarsi con dei prodotti i quali, dopo aver guadagnato un’ottima posizione sulla SERP, semplicemente terminano o vengono messi fuori produzione.
Che fare allora? Diamo alcuni consigli utili su come muoversi in questa situazione:

  • se il prodotto è semplicemente terminato in magazzino, NON eliminarlo e NON applicare nessun redirect! Lascialo attivo (in status code 200) e magari permetti l’acquisto specificando che i tempi di consegna saranno di XX giorni (sino a quando il prodotto non sarà quindi disponibile)
  • se il prodotto invece non ritornerà mai più disponibile, allora disattiva il prodotto e segui questa regola:
    • se hai a disposizione un prodotto veramente molto molto simile, allora applica un redirect 301 verso il sostituto
    • se invece non hai nessun prodotto sostituibile, allora meglio uno status codice 404 (o ancora meglio 410).

Il redirect in caso di restyling di un sito web

In caso di migrazione verso un nuovo URL, nell’eventualità di un cambio dell’alberatura o magari del CMS, o ancora per un generico intervento di restyling o cambio HTTP > HTTPS, al fine di evitare un doloroso tracollo in termini di posizionamento e fatturato, un buon SEO userà certamente dei redirect mirati.

Alcuni casi sono più pericolosi di altri, come il cambiamento di CMS, ad esempio, ma in genere nessun cambio URL deve essere preso con leggerezza: anche il classico trasferimento da un dominio vecchio a uno nuovo deve essere fatto con la massima attenzione, per non andare incontro a delle perdite di ranking.

Ricorda sempre che l’analisi è alla base di tutto e pianificare per bene l’intervento è essenziale per raggiungere un buon risultato. Ma soprattutto mai affidarsi a degli “improvvisati” – potrebbero utilizzare i tipi di redirect errati, ad esempio –  se non si vuole perdere buona parte del posizionamento ottenuto.

Hacker - Cyber-criminale - Attacchi hacker

I principali tipi di attacco ad un sito

Chi ha un sito internet spesso sottovaluta, o non conosce proprio, i tipi di attacco al portale che può ricevere. In un precedente articolo abbiamo visto l’importanza di un adeguato programma di manutenzione al sito internet parlandone anche da un punto di vista legale. In questo articolo andremo a vedere, senza entrare nei dettagli, i principali tipi di attacco che un portale può subire.

Fino a qualche tempo fa portali di piccole dimensioni, o non particolarmente popolari, erano attaccati molto di rado, ultimamente, grazie anche alla facilità nel reperire gli strumenti adatti, il fenomeno coinvolge tutti i tipi di portali.

Eseguire un attacco ad un sito internet, grazie alla semplicità con la quale è possibile trovare gli strumenti online, non richieded una grande cultura informatica.

Molto sono i casi in cui più che di hacking vero e proprio si tratta di ingegneria sociale, ovvero intrecciando i dati presi dai social o da altri canali è possibile ricavare utili informazioni. Informazioni personali e carte di credito hanno un discreto valore economico sul dark web e sono facilmente monetizzabili, soprattutto considerando che generalmente non vengono vendute in esclusiva, quindi la stessa informazione può essere venduta più volte.

Vediamo quindi i 5 principali tipi di attacco ad un sitoweb:

DoS e DDoS

DoS (Denial of Service) e DDoS (Distributed Denial of Service) sono tipologie di attacco usate per sovraccaricare un sistema e impedirgli in questo modo di soddisfare le richieste degli utenti.

Gli attacchi DoS vengono sferrati da un’unica sorgente mentre quelli DDoS implementano un attacco multiplo preveniente, quindi, da più sorgenti. Un attacco di questo tipo porta un sito web a non rispondere più agli utenti in quanto sovraccarico ad elaborare o rispondere alle richieste generate dall’attacco. Lo scopo di questo tipo di attacchi è quindi quello di impedire le regolari funzioni di un sistema o comunque degradarne notevolmente le prestazioni.

Il danno per il proprietario del portale, oltre che all’immagine, dipende dal tipo di servizio offerto. Impedire ad un sito e-commerce di vendere porta certamente a mancati introiti e a una possibile perdita di clienti.

Siti istituzionali di PMI sono generalmente meno soggetti a questo tipo di attacchi.

Cross Site Scripting

XSS (Cross Site Scripting) è una tecnica per inserire del codice arbitrario all’interno di un’applicazione web in modo da alterarne il comportamento previsto.

In questo modo quando un utente visita il sito web compromesso il suo browser esegue la parte di script malevolo. Uno script dannoso inserito in questo modo non sarà considerato sospetto da parte del browser della vittima (utente ignaro) e verrà eseguito. Questi script possono ottenere ad esempio i token di sessione, o informazioni sensibili cui si è acceduto attraverso il browser e probabilmente salvati all’interno di cookie.

Molti dei bug relativi al Cross Site Scripting possono essere risolti implementando una procedura di validazione dell’input negli script.

SQL Injection

La maggior parte dei siti web si basano su uno scambio di informazioni tra web server ed un database SQL. Il linguaggio SQL (Structured Query Language) è utilizzato per effettuate le interrogazioni ai database.

La SQL Injection è una tecnica di attacco ad un potale che mira a colpire la base di dati inserendo o alterando informazioni all’interno del database. L’attacco prevede lo sfruttamento, attraverso stringhe costruite appositamente e inviate ad un web server, delle vulnerabilità specifiche di questi database o delle applicazioni web.

Web Spoofing

Il Web Spoofing consiste nel sostituire un sito web con una sua copia clone inducendo in errore gli utenti. Un metodo abbastanza efficace per scoprire password, dati personali o dati di pagamento. Questa tecnica non è un vero e proprio attacco ma punta maggiormente sulla notorietà del sito stesso e sulle azioni degli utenti.

Il cyber-criminale cerca di sfruttare la distrazione o l’ingenuità dell’utente attraverso massaggi email (phishing) contenenti link al sito clonato. I messaggi inviati agli utenti tendono a sfruttare alcuni comportamenti o debolezze umane come ad esempio la paura di perdere l’accesso a qualcosa.

I siti maggiormente colpiti da questa tecnica sono i siti delle banche, i social network o comunque siti con un grande numero di utenti registrati.

Malware

I malware sono il tipo di minaccia maggiormente nota, ne esistono di diversi tipi, in base agli scopi dell’attaccante (ransomware, trojan, spyware ecc.). Una volta infiltrati nel sistema, possono arrivare a permettere al cyber-criminale di turno di ottenere un controllo pressoché totale sul portale o anche al computer che visita il sito.

Proteggere i siti web, le web application dai malware è essenziale, in quanto, statisticamente, sono le più a rischio e vengono utilizzate per propagare l’infezione.

Manutenzione di un sito internet - attrezzi giocattolo

Importanza della manutenzione di un sito internet

Erroneamente si crede che basti realizzare un sito internet dal “bell’aspetto” per avere successo sul web. La realtà delle cose è diversa.

L’importanza e il successo di un sito web si notano soprattutto nella capacità di rimanere costantemente aggiornati e di proporre contenuti nuovi e stimolanti sia per gli utenti unici che si approcciano ad esso per la prima volta, sia per gli utenti abituali, che vogliono comunque essere catturati da qualcosa di nuovo.

La manutenzione di un sito web è una delle carte vincenti per far risultare il sito sempre in cima alle classifiche di ricerca e per consentire di implementare molto velocemente il flusso quotidiano di accessi unici. Fare manutenzione permette, inoltre, di rimanere aggiornati sulle varie novità in fatto di CMS, nonché di essere tra i primi ad intercettare e riproporre le novità del settore per quanto riguarda layout, editing, animazioni e sistema di linkbuilding, che sono gli accorgimenti che rendono il vostro sito diverso da tutti gli altri, e quindi più appetibile per gli utenti del web.

Fare manutenzione al sito web è fondamentale!

Dopo tutta la fatica, il tempo e le risorse investite nella realizzazione di un portale, dopo essersi creati una reputazione su internet, dopo essere riusciti a indicizzare il proprio sito nel migliore dei modi sarebbe veramente spiacevole se durante la ricerca su Google questo venisse segnalato come “sito compromesso”. Un messaggio del genere allontana gli utenti, anche in modo definitivo, dal sito.

Per evitare che questo accada è sempre buona cosa fare una adeguata manutenzione al sito.

Chi deve fare la manutenzione al portale

Molti credono che la manutenzione del proprio sito internet sia responsabilità del provider. È una ideaa totalmente errata che genera confusione provocando anche errori di valutazione dei rischi non indifferenti.

I provider quotidianamente subiscono le conseguenze delle vulnerabilità di sicurezza che si trovano nei CMS. Un portale “bucato” vuol dire per un provider avere, se non ha attuato tutta una serie di strategie difensive, diversi grattacapi. Problemi molto più importanti, anche a livello economico, che non immaginiamo. Non è compito del provider mantenere aggiornato il CMS o gestire il portale.

Non smetteremo mai di ribadire che un aspetto importante per la sicurezza è abituarsi a fare manutenzione al portale.

Avere dei seri professionisti che se ne occupano o uno strumento che rileva i problemi dando la possibilità di poter intervenire tempestivamente abbassa di gran lunga (se non addirittura annulla), la possibilità di essere classificati come sito compromesso. Avendo la certezza, nel frattempo, che il nostro portale continui a funzionare correttamente.

Alcuni vantaggi che si possono avere se dispone di questo strumento sono:

  • ridurre l’abuso di risorse sui server condivisi facendo risparmiare tempo e, soprattutto, denaro oltre a contribuire a mantenere più pulito internet;
  • sapere in modo mirato dove intervenire per risolvere il problema con pochi sforzi e senza alcuna interruzione;
  • rimuovere in modo agevole i malware;
  • aumentare la sicurezza del sito e la protezione dei dati.

Secondo uno studio almeno il 5% dei siti internet presenti oggi in rete è compromesso. I maleintenzionati in genere vogliono approfittare delle risorse del server per attività di SPAM, attacchi DDoS, ecc. Attenzione, senza una adeguata manutenzione il sito viene esposto anche a rischi molto più gravi: perdita di dati, furto di dati o peggio ancora. Ogni violazione della sicurezza costa almeno una o più ore di lavoro per risolvere il problema. La violazione della sicurezza costa cara.

Un portale su due è vulnerabile

Secondo W3Techs una alta percentuale di portali è realizzata usando CMS come WordPress, Joomla o Drupal. L’80% circa di questi portali ha una versione non aggiornata del CMS. Ciò vuol dire lasciare ampia libertà di azione ai maleintenzionati i quali, sfruttando le vulnerabilità di sicurezza di CMS non aggiornati, possono eseguire le loro azioni in modo molto agevole.

Secondo una ricerca condotta da StopBadware e Commtouch, il 28% delle persone a cui il sito web è stato compromesso prende in considerazione l’idea di cambiare fornitore, dando la colpa a quest’ultimo se il portale viene compromesso.

Molto spesso chi ha subito una violazione al proprio sito non è in grado di risolvere il problema o non considera l’importanza di avere un ciclo di manutenzione adeguato.

L’importanza di aggiornare il tuo CMS

Più volte abbiamo nominato il CMS, ma cos’è? Quest’acronimo sta per Content Management System, ovvero sistema di gestione dei contenuti, ed è praticamente una sorta di contenitore all’interno del quale il vostro sito web si potrà sviluppare. Questo è uno strumento software, vale a dire un programma, che ha bisogno di essere installato su un server web per poter funzionare.

Un CMS facilita la gestione dei contenuti sul web, traducendoli nel linguaggio di programmazione adatto al contesto nel quale si vuole inserire il vostro sito web, e permettendo così al web master di lavorare serenamente con la sua e la vostra creatività senza per forza dover essere un ingegnere informatico esperto di linguaggi e codici di programmazione.

Questi CMS potrebbero sembrare importanti soltanto in una prima fare, ovvero quella di programmazione del sito, perché appunto facilitano la traduzione dei contenuti in stringhe di codici spendibili sul web dal punto di vista della trasmissione dati, invece bisogna tenere presente che mantenere aggiornati costantemente i CMS è vitale per la sopravvivenza del vostro sito.
Essi, infatti, sono responsabili anche della vita dei plugin, dei piccoli programmi non autonomi che ampliano in alcune direzioni le potenzialità del programma principale che li contiene.

Questi significa che se i plugin non sono stati aggiornati perché il CMS che li contiene non è stato aggiornato a propria volta, presto smetteranno di funzionare, e molti contenuti del vostro sito potrebbero non essere più visibili o risultarne danneggiati. Infine, l’aggiornamento dei CMS aumenta notevolmente i livelli di sicurezza, e rende molto difficili le intrusioni da parte di virus o di hacker.

I problemi legali della mancata manutenzione

Dal 25 Maggio 2018 è entrato in vigore il nuovo GDPR, che oltre a regolare le responsabilità del Provider Internet, identifica in maniera inequivocabile anche le responsabilità del proprietario del sito.

Cosa prevede la GDPR:

  • monitoraggio costante delle vulnerabilità del sito e immediata risoluzione sono previsti nel GDPR (GDPR – art. 32, comma 1, par. d);
  • aggiornamento giornaliero dei sistemi operativi, per garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate (GDPR – art. 5, comma 1, par. f).

Questo approccio, molto più severo, al trattamento dei dati personali si estende a tutti i siti che operano sul territorio dell’Unione Europea o che interagiscono con i cittadini dell’Unione Europea. I rischi di incorrere in sanzioni sono elevati, Infatti chi non rispetta la normativa rischia sanzioni fino a venti milioni di euro o al 4% del fatturato annuale dell’azienda.

È preferibile fare un piccolo investimento economico sulla adeguata manutenzione del portale piuttosto di dover pagare multe salate.

I costi per la manutenzione di un portale

I costi di manutenzione e gestione di un sito web sono per lo più determinati dalle esigenze del cliente e dal tempo lavorativo effettivamente impiegato per realizzare le richieste che vengono fatte.

Bisogna considerare che per effettuare la manutenzione di un sito web in direzione di una maggiore protezione bisogna sostenere delle spese tecniche, realizzative ma anche strategiche, nonché dei costi di lancio del contenuto sul web.

Anche saper inserire i dati all’interno di un portale in modo adeguato è importante. Un corretto inserimento delle informazioni nel portale è un passo in più verso la via del successo.

Ecommerce, gestire le spese di spedizione

Gestire le spese di spedizione di un e-commerce

Il settore dell’ecommerce in questi ultimi anni è in forte crescita e sta dimostrando le sue grandi potenzialità ma non è tutto rose e fiori. Diverse possono essere le problematiche che possono portare uno shop on-line all’insuccesso. Il non saper come gestire le spese di spedizione è una di queste. Infatti, una ricerca condotta dal Baymard Institute si è concentrata sui motivi per i quali una percentuale molto alta di utenti, circa il 68%, di un sito e-commerce abbandona il carrello in fase di acquisto.

Dai dati, è emerso che nel 50% dei casi l’abbandono del carrello durante il checkout è dovuto a costi troppo alti, eventuali tasse e, in particolar modo, spese di spedizione.

Mentre per i costi e le tasse non possiamo dare consigli vedremo, proseguendo nella lettura di questo articolo, come si può “intervenire” sulle spese di spedizione. Va detto che i fattori che determinano i costi di spedizione sono numerosi e non dipendono esclusivamente da chi gestisce il negozio online. Tuttavia l’incidenza di tali costi non può essere trascurata, pena il fallimento dell’ecommerce.

Spese di spedizione: da cosa dipendono e come ridurle

Ridurre le spese di spedizione vuol dire trovare la soluzione più vantaggiosa sia per i clienti che per il venditore. Bisogna trovare un giusto equilibrio, i margini di profitto non devono risultare intaccati e, allo stesso tempo, che gli utenti non abbandonino il carrello.

Per gestire le spese di spedizione al meglio bisogna, in genere, prendere in considerazione alcuni punti chiave:

  • il peso della merce da spedire
  • la scelta del corriere e gli eventuali servizi aggiuntivi
  • la tariffa da applicare
  • gli imballaggi per la spedizione

Prodotti da spedire

Il primo fattore a influire sulle spese di spedizione di un shop online è chiaramente la merce da spedire. Oltre alla tipologia di prodotto, che potrebbe influire in alcuni casi a determinare i costi – es. bottiglie di vetro, cibo fresco, etc -, vanno anche valutati peso, ingombro e dimensioni dei colli.

Non tutti i corrieri valutano le cose allo stesso modo: per alcuni incide di più il peso dei pacchi, per altri le dimensioni, per altri ancora la tipologia di merce.

L’importante è avere le informazioni sui costi che applicano i corrieri per tempo per poter scegliere il vettore che offre la tariffa più vantaggiosa per la spedizione. Ovviamente, sul peso del pacco, e dunque sul costo totale della spedizione, influiscono anche il tipo di imballaggio e la confezione.

Altro aspetto da non sottovalutare è la destinazione della merce. Le distanze da coprire sono, infatti, un altro fattore notevole di costo. Nel caso in cui sia necessario ricorrere ai mezzi di trasporto, ad esempio via mare per isole minori, le tariffe del corriere inevitabilmente saliranno.

Servizi aggiuntivi: tracking e assicurazione

Prendiamo ora in considerazione i servizi aggiuntivi che, ovviamente, influiscono sui costi di spedizione ma che rassicurano i clienti nell’acquisto.

Tra i plus più richiesti ci sono il tracking e l’assicurazione, entrambi raccomandati specie nel caso in cui venga spedita merce di un certo valore.

Il tracking

Il tracking permette al cliente di monitorare, tramite un link, il tragitto della merce e quindi di prevedere la puntualità della consegna.

L’assicurazione sulla spedizione

L’assicurazione offre garanzia e protezione nel caso di prodotti danneggiati o smarriti. Si tratta di una tutela utile sia all’acquirente che al venditore.

La scelta del corriere

Il fattore che influisce maggiormente sulle spese di spedizione è il corriere al quale ci si rivolge. Le tariffe, infatti, le decide il corriere, ma si può sempre tentare di contrattare per ottenere delle condizioni più convenienti.

Nella scelta del vettore migliore consigliamo di non soffermarsi solo sulle tariffe offerte, prendiamo anche in considerazione eventuali tempi di consegna (tempi previsti e garantiti) e i servizi aggiuntivi che offre.

Nella scelta del corriere a cui affidare i prodotti da recapitare ai tuoi clienti ti consigliamo, però, di non guardare solo le tariffe; queste sono ovviamente decisive, ma ci sono anche altre

Ovviamente ciò influirà sulle spese di spedizione; proprio per questo è importante cercare di stringere con i corrieri accordi commerciali che permettano di ottenere il massimo al prezzo più vantaggioso.

Spedizioni gratuite o tariffa forfettaria?

Una domanda che chi gestisce uno shop on-line si trova ad affrontare. Qualunque sia la risposta, che si tratti di spedizione gratuita o di tariffa forfettaria, la scelta non deve mai rappresentare uno svantaggio per il venditore. Vediamo un po’ più in dettaglio cosa consistono entrambe le soluzioni.

Spedizioni gratuite

La spedizione gratuita è il sogno di ogni acquirente. Si tratta infatti di un vero e proprio incentivo che riduce di molto l’eventualità di abbandono del carrello subito prima di finalizzare l’acquisto.

Ci sono alcune strategie che possono essere applicate per offrire la spedizione gratuita ai clienti senza doverci rimettere. Ad esempio, si potrebbe:

  • far sì che il costo della merce assorba le spese di spedizione
  • offrire la spedizione gratuita al raggiungimento di una certa soglia di spesa
  • annullare il costo della spedizione con l’acquisto di determinati prodotti
  • riservare la spedizione gratuita ai clienti più “fedeli”
  • rendere la spedizione gratuita solo al primo acquisto
  • annullare i costi per i pagamenti con carta di credito

Tariffa forfettaria – tariffa fissa

La scelta della tariffa forfettaria diventa particolarmente vantaggiosa nel caso in cui l’e-commerce venda prodotti simili e tutti all’incirca delle stesse dimensioni e peso. Ovviamente deve trattarsi di una tariffa in linea con il costo medio dei prodotti presenti in vetrina – la spedizione non può avere costi più alti della merce per intenderci -, altrimenti gli acquirenti potrebbero intenderlo come un grosso svantaggio.

Gli imballaggi della merce

Ultimo fattore in grado di incidere notevolmente sulle spese di spedizione sono gli imballaggi.

Questi devono ovviamente essere di ottima qualità per evitare che la merce si danneggi durante il tragitto. Tuttavia, questo non significa dover spendere cifre enormi per proteggere adeguatamente i prodotti.

Si potrebbero comprare grandi quantità di materiale di imballaggio all’ingrosso per ottimizzare i costi, oppure utilizzare materiali molto resistendi ma leggeri in moodo da ridurre il peso.

Sconsigliamo di utilizzare imballaggi molto più grandi del dovuto. Infatti, anche un imballaggio più grande influisce sia sul volume della spedizione che sul peso.

Un’altra soluzione per risparmiare, ma che non tutti i corrieri prevedono, è utilizzare i materiali di imballaggio forniti dai corrieri stessi. Si avrà così la certezza di una confezione perfettamente in linea con gli standard previsti dal vettore scelto.

Il metodo migliore per risparmiare? Riciclare. Si possono recuperare scatole in cartone in ottime condizioni e riutilizzarle per le spedizioni successive. Lo stesso si può fare con i fogli di materiale imballante e protettivo. L’importante è che si tratti di confezioni e materiali integri, resistenti e adatti alle merci che si dovranno spedire. In questo modo, oltre ad assicurare la buona riuscita della consegna, si farà un favore anche all’ambiente.

In conclusione

Abbiamo affrontato un argomento che, per esperienze dirette, può essere il vero è proprio tallone di Achille di una strategia di vendita on-line. Per gestire le spese di spedizione esistono, anche,  numerose piattaforme che consentono la scelta del corriere migliore in base alle caratteristiche di ogni singola spedizione. Basta fare una ricerca su big G per trovarle.

L’importante è scegliere il sistema che offre un buon compromesso e che garantisca la ricezione, corretta e in tempi giusti, della merce da spedire.

SEO - ottimizzazione per i motori di ricerca

La SEO: ottimizzazione per i motori di ricerca

Chi ha un sito internet molte volte sottovaluta la preziosa e importante ottimizzazione per i motori di ricerca: la SEO. L’attività di ottimizzazione per i motori di ricerca è necessaria prima di procedere alla fase di posizionamento vera e propria.

L’ottimizzazione SEO è un’attività fondamentale che si può ritenere, senza ombra di dubbio, preliminare. Questa ottimizzazione va sempre eseguita per assicurare la completa indicizzazione del sito e per agevolare la fase successiva di posizionamento SEO.

Cercheremo di analizzare quello che va fatto senza entrare troppo nei dettagli evitando di entrare in quei tecnicismi che potrebbero “spaventare” i più.

Le regole tecniche da seguire per una corretta indicizzazione

Una delle prime cose da fare è assicurarsi della validità del file robots.txt. Questo semplice file di testo deve permettere l’accesso ai crawler (software che analizza i contenuti di una rete in un modo metodico e automatizzato) a tutte le pagine che devono essere visibili escludendo solo lo strettamente necessario.

Può risultate utile consultare le statistiche di scansione presenti su Google Search Console. Così facendo sarà possibile intervenire sistematicamente nel caso in cui risultino valori anomali.

Lo snippet

Tecnicamente, lo snippet – ritaglio – è quella porzione di codice che identifica il contenuto delle pagine sulla Serp – pagina dei risultati. In pratica, è il risultato restituito da Google e dagli altri motori di ricerca quando si effettua una qualsiasi ricerca online. Si compone di tre parametri importanti che vanno controllati: meta title, la URL e la meta description.
Snippet pagina Google
Nell’immagine sono indicate le varie posizioni degli elementi così come compaiono attualmente nella Serp di Google.

Quella appena descritta è la struttura di uno snippet classico, caratterizzato da tre stringhe di testo. Nel corso degli anni Google ha continuato ad evolversi fino a mostrare in Serp anche altri tipi di snippet, capaci di soddisfare meglio la query dell’utente. Il contenuto testuale è stato affiancato anche da elementi multimediali, quali immagini o video.

Esistono inoltre altre 2 tipologie di snippet: il rich snippet e il featured snippet. Per il momento porremo l’attenzione sullo snippet testuale e su come scriverlo in maniera efficace sia per il crawler che per gli utenti.

Perché ottimizzare lo snippet in ottica SEO

L’ottimizzazione SEO dello snippet è fondamentale per comunicare correttamente l’argomento delle pagine ai motori di ricerca. Non dimentichiamo che per riuscire a posizionarsi per una qualsiasi keyword, è necessario creare un contenuto di valore, ma anche renderlo immediatamente comprensibile al software dei motori di ricerca.

I meta tag

Quando scansiona il web uno spider classifica le pagine in base a specifiche “etichette”, che poi mostrerà in Serp sotto forma di snippet. Queste etichette sono proprio il meta title e la meta description (i cosiddetti meta tag).

In parole semplici, un meta tag è un tag che fornisce informazioni circa il contenuto di una pagina, ma che non è direttamente visibile al suo interno. Infatti ne il meta title ne la meta description possono essere visualizzati a occhio nudo, ma sono inseriti nel codice HTML di ciascuna pagina.

Oltre ai meta tag, l’altra etichetta che si prende in considerazione ai fini dell’indicizzazione è l’URL, cioè l’indirizzo della risorsa su internet.

Da quanto detto consegue che se lo snippet non è ottimizzato per la SEO il motore di ricerca non riuscirà a interpretare correttamente i tuoi contenuti, non saprà come classificarli e non li inserirà all’interno della relativa pagina dei risultati.

Naturalmente, non va mai dimenticato che gli utenti pagine web sono le persone e non il crawler. È molto importante riuscire a scrivere dei contenuti che siano sia ottimizzati per i motori ma, soprattutto, pensati in funzione dell’utente che vede il sito.

La SEO diventa un vero valore aggiunto solo quando riusciamo a soddisfare nel miglior modo possibile un bisogno specifico dell’utente, rispettando al contempo le regole di codifica per il software.

Ottimizziamo lo snippet

Meta title

Il meta title è il fattore on page più rilevante in ottica SEO. È un meta tag, visibile all’interno del codice sorgente oppure visualizzabile passando il mouse sul tab della scheda di navigazione, nella parte alta della pagina.

In pratica, è il primo elemento visualizzato dal motore di ricerca ed è l’etichetta principale con cui Google cataloga il tuo contenuto. Deve comunicare in maniera chiara e inequivocabile l’argomento della pagina. Il meta title e deve essere:

  • unico
  • conciso
  • pertinente
  • esplicativo

Attenzione: Il meta title deve essere unico per ogni pagina del tuo sito. Avere dei titoli duplicati manderà in confusione il motore di ricerca, che di conseguenza penalizzerà i relativi contenuti.

La regola basilare della SEO dice che ogni contenuto deve essere comunicato in maniera univoca al crawler, e pertanto dovrà avere un unico meta title e un unico URL.

Il meta title naturalmente deve essere pertinente con il contenuto della pagina e soprattutto contenere la keyword per cui vuoi posizionarti.
Fare i furbetti inserendo un title “acchiappa click” solo per attirare gli utenti porterebbe ad una penalizzazione da parte dei motori di ricerca e degli utenti.

Come scrivere il meta title

Una delle regole SEO alla base della scrittura del title è la cosiddetta keyword prominence. Che significa? Che in ogni porzione di testo considerata, Google, per esempio, dà maggiore importanza alle prime parole, per intenderci a quelle situate più a sinistra.

Questo principio si applica anche alla URL, al tag alt per l’ottimizzazione SEO delle immagini, al tag H1 e ai singoli paragrafi.

Quindi, se ad esempio stai scrivendo la ricetta originale degli spaghetti al sugo, sarà meglio optare per un title del tipo “Spaghetti al sugo: la ricetta originale” piuttosto che su: “La vera ricetta originale degli spaghetti al sugo”.

Così facendo si darà più enfasi e maggiore rilevanza semantica alla keyword “spaghetti al sugo”, piuttosto che alle parole “ricetta originale”. Si indicherà, in modo molto chiaro, al motore di ricerca che la pagina parla di spaghetti al sugo.

Quella della keyword prominence non è una regola rigida. Sicuramente però inserendo la parola chiave all’inizio del meta title comunichi immediatamente al motore di ricerca l’argomento della pagina e ne faciliti la sua classificazione.

Ottimizzare l’URL

URL è l’acronimo di Uniform Resource Locator. È quella stringa di testo che contiene il nome del dominio e la pagina.
Un URL deve essere:

  • unico
  • parlante
  • di lunghezza limitata
  • privo di stop-words

Così come il meta title, anche l’URL deve contenere la keyword ed essere unico per ogni pagina. Ogni risorsa deve essere identificata in maniera univoca, attraverso un solo titolo e un solo indirizzo web.

Per URL parlante si intende un indirizzo esplicativo, che faccia capire immediatamente al motore di ricerca e agli utenti il contenuto della pagina a cui si riferisce.

Nel nostro esempio culinario, un URL parlante dovrebbe essere formulato in questo modo:

“www.ilsito.it/spaghetti-al-sugo-ricetta-originale”

È consigliabile evitare URL pieni di numeri e parametri, meglio lavorarci un po’ su e renderli autoesplicativi. Un ulteriore consiglio è quello di evitare URL lunghissimi, meglio attenersi su di un massimo di 5/6 parole. Cosa molto importante è suddividere le parole con un trattino evitando di usare congiunzioni (se possibile), preposizioni e articoli… cioè quelle che vegono definite stop-words.

Ottimizzazione della meta description

La meta description lo possiamo definire come un piccolo riassunto. È l’elemento fondamentale per indurre l’utente a cliccare sul tuo risultato.
Anche la mata description deve rispettare delle caratteristiche, vediamo quali sono:

  • descrittiva
  • sintetica
  • esaustiva
  • persuasiva

Si evince che la descrizione del contenuto deve essere sia sintetica ma anche esaustiva. Bisogna fornire tutti gli elementi utili a comprendere appieno ciò di cui parlerai nella pagina inserendo anche la keyword.

La meta description non può essere più lunga di 156 caratteri. Attenzione però, con l’aggiornamento degli algoritmi dei motori di ricerca, questo valore protrebbe subire delle variazioni. Tempo fa Google cambiò la lunghezza per poi tornare indietro nuovamente.

Non solo testo ma anche immagini

L’ottimizzazione per i motori di ricerca non si ferma solo agli elementi testuali ma dobbiamo prendere in considerazione anche l’ottimizzazione delle immagini. Un paramentro molto importante, trascusato a volte, è la velocità di un sito. Infatti, le performance di un portale sono oggi un fattore di ranking molto importante.

Nell’ottimizzazione delle immagini occorre fare attenzione a tre parametri:

  • il testo alternativo, o alt text, da ottimizzare opportunamente per migliorare la visibilità all’interno dei motori di ricerca
  • il peso in kB dell’immagine
  • le dimensioni in pixel

Le ultime due voci sono importantissime per determinare la velocità di caricamento della pagina in cui le immagini sono presenti. Voci anche troppo trascurate.
Infatti, è importante che l’immagine sia delle giuste dimensioni e pesi, in termini di kB, il meno possibile. Non parleremo in questo articolo dei vari formati e dei tecnicismi per ottimizzare le immagini in risoluzione e dimensione. Sarà argomento di un nostro prossimo articolo.

È possibile monitorare le performance di un sito attraverso il tool Page Speed Insights, che fornisce anche le indicazioni utili per migliorare i tempi di caricamento se necessario.

Non perdiamo di vista i contenuti

I contenuti testuali di un sito web sono molto importanti e, ovviamente, dovranno essere ottimizzati opportunamente. Occorre scrivere per l’utente e non per il motore di ricerca, privilegiando la leggibilità e non ricorrendo ad attività illecite quali il keyword stuffing (ovvero l’utilizzo sconsiderato di keyword nel testo nel tentativo di migliorare il posizionamento).

Per raggiungere una buona visibilità sul motore di ricerca, è molto importante scrivere contenuti che siano realmente utili per l’utente. I principali parametri di engagement (tempo di permanenza, bounce rate, numero di pagine visitate, e così via) sono oggi dei fattori di ranking molto importanti e tenuti in grande considerazione da parte del motore. I motori di ricerca premieranno i contenuti migliori dal punto di vista degli utenti.

SEO tecnica

Oggi risultano sempre più importanti altri parametri, tra cui la presenza di un valido certificato di sicurezza SSL (https), l’utilizzo di AMP – ovvero pagine leggere e di facile visualizzazione da dispositivi mobili – l’uso di schema.org o altri linguaggi di markup per facilitare la comprensione dei contenuti da parte del motore di ricerca e visualizzare informazioni aggiuntive negli snippet di ricerca (parliamo di rich snippet in questo caso).

Al tempo stesso è importante che il sito sia privo di errori, di facile navigazione, con una struttura semplice e lineare.

Grazie alla SEO on site è possibile ottimizzare il sito web e agevolare il posizionamento del sito sui motori di ricerca rispetto a chiavi a bassa competitività o di tipo long tail, per le quali non sempre sono necessarie attività di link building e pubblicazione di articoli sponsorizzati.

Infatti, per far sì che un sito sia visibile ai motori di ricerca e agli utenti non è sempre necessario far ricorso alla link building e, in nicchie molto specifiche e a bassa concorrenza, è possibile affidarsi esclusivamente, o quasi, all’ottimizzazione on site.

In questo caso le parole chiave di tipo long tail diventando fondamentali, per riuscire a ottenere visibilità a costo quasi zero.

Conclusioni

Questa è solo una veloce panoramica della mole di lavoro che è dietro l’ottimizzazione per i motori di ricerca di un portale web. Un lavoro costante, certosino che non si vede subito ma che fa la differenza sul posizionamento nella Serp.

Chiedici una consulenza gratuita per il tuo sito internet e per ottimizzarlo in ottica SEO.

Differenza tra pagina e profilo Facebook

Differenza tra pagina e profilo Facebook

Conoscere la differenza tra pagina e profilo Facebook permette di evitare errori di immagine per l’azienda o associazione che vogliamo pubblicizzare. Diverse volte capita di spiegare la differenza ai nostri clienti e, nonostante ciò, ancora oggi vediamo e riceviamo richieste di amicizia da profili che non appartengono a persone ma ad aziende.

Abbiamo deciso di scrivere questo articolo spiegando quali sono le differenze tra pagina e profilo Facebook. In primis va detto che utilizzare un profilo al posto di una pagina aziendale vìola i termini di servizio del social network Facebook con il rischio di vedersi chiuso l’account.

Ma prima di addentrarci negli aspetti e nei consigli per un buon utilizzo di Facebook partiamo come sempre dalle definizioni.

Qual è la differenza tra pagina e profilo?

Diciamolo, basta sbirciare la documentazione che Facebook mette a disposizione on-line per capire subito la differenza. Trovate tutto qui https://www.facebook.com/help/?helpref=hc_global_nav.

Per comodità del lettore utilizziamo e riportiamo le definizioni che ci fornisce il social network.

Cosa sono le pagine

Le Pagine vengono usate da marche, aziende, organizzazioni e figure pubbliche per creare una presenza su Facebook, mentre i profili rappresentano le persone singole. Dopo aver ricevuto un ruolo nella Pagina come amministratore o editor, chiunque abbia un account può creare una Pagina o aiutare a gestirne una. Le persone a cui piace una Pagina e i loro amici possono ottenere gli aggiornamenti nella sezione Notizie.

Cos’è un profilo personale

Il tuo profilo racconta la tua storia. Puoi scegliere cosa condividere, come gli interessi, le foto e le informazioni personali come la città natale, e con chi condividerlo. Il tuo profilo include anche il diario, in cui puoi vedere i tuoi post e quelli in cui sei stato taggato. Le impostazioni su Diario e l’aggiunta di tag ti consentiranno di gestire i tag e controllare chi può aggiungere e vedere contenuti sul tuo diario.

Le differenze tra pagina e profilo Facebook

La differenza tra pagina e profilo è soprattutto dal punto di vista pubblicitario: presupponendo che una persona comune non ha bisogno di farsi pubblicità in quanto tale, Facebook non mette a disposizione la sua piattaforma pubblicitaria per i profili, cosa che ovviamente fa con le Pagine.

Se si vuole fare pubblicità alla propria azienda, o associazione, i profili personali non sono l’ideale non avendo, per il motivo detto sopra, a disposizione tutti gli strumenti che sono indispensabili per un utilizzo aziendale o associativo.

Si può pensare allora che si può superare questo problema con il numero di “amicizie”. Questo è un errore comune che genera anche la creazione di profili duplicati che, dal punto di vista dell’immagine aziendale o associativa, pone in malo modo la propria immagine.

Infatti il numero massimo di amici per un profilo è pari a 5000 amici che può sembrare anche eccessivo ma in ambito aziendale, se si esegue una buona strategia marketing, è poco. Una pagina invece non ha limiti e le persone a cui piace una pagina sono potenzialmente infinite, così come i followers, cioè chi segue la pagina.

I rischi dell’uso errato

Come già detto, usare in modo improprio il profilo di Facebook espone al rischio di cancellazione dell’account. Infatti, l’utilizzo del profilo per finalità commerciali vìola i termini di servizio del social network. Un bel danno di immagine se non si è più presenti dalla sera alla mattina su Facebook, no?

Le pagine, invece, sono in grado di garantire uniformità e coerenza della comunicazione aziendale. Consentono di misurare gli effetti della strategia di marketing ed impiegare tutta una serie di applicazioni studiate per ampliarne la funzionalità.

Inoltre, le pagine sono il naturale veicolo pubblicitario su Facebook e sono indispensabili per fare pubblicità con Instagram.

In poche parole per aziende/associazioni l’utilizzo delle pagine è la scelta migliore.

La risorsa più preziosa della tua azienda è la sua immagine presso i clienti

Brian Tracy

Come convertire un profilo Facebook in pagina

Potrebbe capitare che una volta capita la differenza tra pagina e profilo sia stato creato precedenteemente un profilo. Facebook da la possibilità di trasformare il profilo in un pagina in modo semplice e indolore. Il social network, infatti, mette a disposizione tutta una serie di informazioni utili per eseguire la conversione.

Ecco i link dove è possibile trovare le informazioni che ci servono:

Ricapitolando…

Dopo aver spiegato la differenza tra pagina e profilo sintetizziamo il tutto in 5 punti. I motivi per i quali è preferibile aprire una pagina Facebook sono:

  • Facebook vieta l’uso di profili personali a scopi commerciali. A livello “legale” non è corretto aprire un profilo personale con il nome di un’attività commerciale.
  • Una pagina Facebook, a differenza di un profilo, è indicizzabile. Quindi oltre al nostro portale web nelle ricerche di Google o di altri motori di ricerca potrebbe comparire in prima pagina anche la nostra pagina Facebook. È una opportunità in più per essere trovati online sui motori di ricerca.
  • C’è un limite di 5000 persone per i profili personali, mentre una pagina non ha nessun limite. Si possono raggiungere alti numeri di fan o followers senza problemi di blocco da parte di Facebook.
  • Un’altro motivo per cui sconsigliamo di aprire un profilo personale al posto di una pagina, è che per un profilo ovviamente dobbiamo richiedere le amicizie. Una operazione questa che, diciamola tutta, non è il massimo della professionalità. È poco professionale richiedere l’amicizia ad una persona che molto probabilmente nemmeno conosce l’azienda o associazione che stiamo cercando di far conoscere. Una pagina, a differenza di un profilo, riceve i “mi piace” in base agli interessi delle persone.
  • Come già detto una pagina offre tutta una serie di possibilità di pubblicità che una profilo non ha. È, infatti, possibile promuovere contenuti pubblicati, targhettizzarli su determinati utenti aumentando quindi le possibilità di trovare potenziali clienti.

Per concludere

Se nonostante questo articolo sulla differenza tra pagina e profilo Facebook e i nostri consigli si ha ugualmente l’idea di creare un profilo personale aziendale che venga almeno usato nel modo giusto. Utilizzarlo come un profilo personale e raccontare la propria vita aziendale o associativa potrebbe avere i suoi benefici.

In questo modo si può utilizzare il profilo personale creando quello che viene definito uno storytelling del lavoro in azienda, interessando il pubblico e svelando qualche curiosità della vita in azienda.

Se vuoi migliorare la tua immagine aziendale, il sito web della azienda o attività contattaci per una analisi gratuita e senza impegno. Ti consiglierò come migliorare la tua immagine.