Sicurezza informatica - Casa intelligente - IoT

Proteggi la tua casa intelligente: guida per la sicurezza informatica della rete domestica

In un’epoca in cui la tecnologia permea ogni aspetto della vita quotidiana con una evoluzione costante della casa intelligente, la sicurezza informatica domestica è diventata un tema di fondamentale importanza. Con l’avvento dell’IoT (Internet delle Cose) e l’aumento dei dispositivi connessi, ogni casa è potenzialmente esposta a rischi di sicurezza che possono compromettere dati personali e la privacy.

In questo articolo, approfondiremo come proteggere efficacemente la tua rete domestica e tutti i dispositivi connessi, offrendo consigli pratici e introducendo terminologie di uso comune nel campo della sicurezza informatica.

Comprensione del rischio: superficie di attacco in una casa intelligente

Nel contesto della sicurezza informatica, la “superficie di attacco” rappresenta l’insieme di tutti i punti vulnerabili tramite i quali un attaccante può entrare in un sistema o una rete. Con la crescente popolarità delle case intelligenti, questa superficie di attacco si è notevolmente espansa, rendendo i dispositivi domestici connessi a Internet bersagli sempre più appetibili per gli hacker.

Espansione della superficie di attacco

Ogni dispositivo smart nella tua abitazione, dal frigorifero che ti avvisa quando mancano gli alimenti, al termostato che regola automaticamente la temperatura, fino ai sistemi di sicurezza che monitorano in tempo reale, può potenzialmente essere sfruttato come un ingresso nella tua rete domestica. Questi dispositivi, spesso progettati con la convenienza in mente piuttosto che la sicurezza, possono presentare vulnerabilità non immediatamente evidenti.

Vettori di attacco comuni

Interfacce non sicure: Molti dispositivi IoT vengono gestiti tramite interfacce web accessibili da remoto, che possono essere facilmente compromesse se non adeguatamente protette.

Password di fabbrica: Molti dispositivi vengono spediti con password di default facilmente indovinabili che molti utenti non cambiano, offrendo agli hacker un accesso quasi immediato al dispositivo.

Aggiornamenti software mancanti: Senza aggiornamenti regolari, i dispositivi possono rimanere esposti a vulnerabilità note che vengono sfruttate da malware e ransomware.

Rischi associati

Gli hacker possono sfruttare queste vulnerabilità per:

  • Rubare dati personali: Informazioni sensibili come dettagli finanziari, dati di carte di credito e record personali possono essere estratti dalla tua rete.
  • Accesso non autorizzato: Gli attaccanti possono ottenere il controllo dei dispositivi, spiare le tue attività quotidiane o manipolare i sistemi domestici.
  • Attacchi di rete più ampi: Una volta guadagnato l’accesso a un dispositivo, gli hacker possono usare quella connessione per lanciare attacchi a reti più grandi, inclusa la possibilità di propagare malware o condurre attacchi DDoS (Distributed Denial of Service).

Sicurezza informatica: azioni pratiche per proteggere la tua rete domestica

1. Cambia le password di default

Utilizza password complesse e uniche per ogni dispositivo e aggiornale regolarmente. Una buona password dovrebbe includere una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli. L’uso di un password manager può aiutarti a gestire e generare password sicure.

2. Aggiorna regolarmente i dispositivi

Mantieni il firmware e il software dei tuoi dispositivi sempre aggiornati per proteggerti da vulnerabilità note. Configura gli aggiornamenti automatici quando possibile, e verifica periodicamente la disponibilità di nuove patch di sicurezza sul sito del produttore.

3. Utilizza reti separate

Se possibile, crea una rete separata per i tuoi dispositivi IoT rispetto alla rete principale. Molti router moderni offrono la possibilità di creare una rete guest. Configurando i dispositivi IoT su questa rete separata, puoi limitare l’accesso ai tuoi dati più sensibili.

4. Imposta una rete Wi-Fi sicura

Configura il tuo router utilizzando protocolli di sicurezza avanzati come WPA3. Nascondi il nome della tua rete (SSID) per renderla meno visibile e modifica le impostazioni predefinite del router, come il nome utente e la password di amministrazione.

5. Monitoraggio costante

Utilizza software di monitoraggio della rete per identificare eventuali attività sospette. Esistono strumenti avanzati come firewall domestici e sistemi di rilevamento delle intrusioni (IDS) che possono fornire una protezione aggiuntiva.

6. Implementa la segmentazione della rete

La segmentazione della rete consiste nel dividere la rete in segmenti separati, ognuno dei quali ha un livello di sicurezza diverso. Questo limita la capacità di un attaccante di muoversi lateralmente attraverso la rete se riesce a compromettere un dispositivo.

7. Abilita l’autenticazione a due fattori (2FA)

Per i dispositivi e le applicazioni che lo supportano, abilita l’autenticazione a due fattori per aggiungere un ulteriore livello di sicurezza. Questo richiede che l’utente fornisca due forme di identificazione prima di poter accedere.

8. Controlla i permessi delle applicazioni

Verifica i permessi richiesti dalle applicazioni installate sui tuoi dispositivi smart e limita l’accesso alle informazioni non necessarie. Molti dispositivi IoT richiedono permessi che non sono essenziali per il loro funzionamento e che possono rappresentare un rischio per la privacy.

Adottando questi consigli e mantenendo un approccio proattivo alla sicurezza informatica, puoi proteggere la tua casa intelligente da potenziali attacchi e salvaguardare i tuoi dati personali e la tua privacy.

Social Engineering - Ingegneria Sociale

Ingegneria Sociale: cos’è e come viene utilizzata

L’ingegneria sociale, conosciuta anche come Social Engineering, è una tecnica di manipolazione psicologica utilizzata per indurre le persone a rivelare informazioni confidenziali o a compiere azioni che potrebbero compromettere la sicurezza.

Questa pratica sfrutta le vulnerabilità umane piuttosto che le debolezze tecniche dei sistemi informatici, rendendola un’arma potente nelle mani dei criminali informatici.

Cos’è l’Ingegneria Sociale?

L’ingegneria sociale si basa sul principio che è spesso più facile manipolare una persona che cercare di violare un sistema tecnologico. Gli ingegneri sociali utilizzano tecniche di persuasione, inganno e sfruttamento della fiducia per ottenere informazioni che possono essere usate per scopi dannosi, come il furto di identità, frodi finanziarie o accessi non autorizzati a reti aziendali.

Secondo Kevin Mitnick, uno dei più noti hacker e autori di “The Art of Deception: Controlling the Human Element of Security”, l’ingegneria sociale è “l’arte di manipolare le persone affinché compiano azioni o divulghino informazioni riservate”. Mitnick ha dimostrato attraverso i suoi scritti e le sue esperienze come la vulnerabilità umana sia spesso l’anello più debole della catena di sicurezza.

Tecniche comuni di Ingegneria Sociale

Esistono diverse tecniche utilizzate dagli ingegneri sociali per manipolare le vittime. Alcune delle più comuni includono:

Phishing

Questa tecnica consiste nell’inviare e-mail, messaggi o link ingannevoli che sembrano provenire da fonti affidabili, come banche o aziende note.

Le vittime, credendo di interagire con un’entità legittima, forniscono informazioni sensibili come password o numeri di carta di credito. Secondo un rapporto di Verizon del 2020, il 22% delle violazioni di dati coinvolge attacchi di phishing.

Pretexting

In questo caso, l’ingegnere sociale crea un pretesto per ottenere informazioni dalla vittima. Ad esempio, può fingersi un tecnico dell’assistenza clienti che ha bisogno di verificare i dati dell’account.

Bruce Schneier, esperto di sicurezza e autore di “Secrets and Lies: Digital Security in a Networked World”, sottolinea che “il pretexting si basa su una storia credibile per ottenere ciò che si vuole dalla vittima”.

Baiting

Questa tecnica implica l’uso di esche fisiche o digitali per attirare le vittime. Ad esempio, un ingegnere sociale può lasciare una chiavetta USB infetta in un luogo pubblico, sperando che qualcuno la trovi e la inserisca nel proprio computer.

Un esempio famoso è il caso del “Muro della Cina”, dove chiavette USB lasciate incustodite hanno causato violazioni significative.

Quid Pro Quo

Gli ingegneri sociali offrono qualcosa in cambio di informazioni. Ad esempio, possono offrire assistenza tecnica gratuita in cambio delle credenziali di accesso della vittima. Questa tecnica sfrutta la tendenza umana a cercare di ottenere qualcosa in cambio.

Tailgating

Questa tecnica implica l’accesso fisico a un’area sicura seguendo da vicino una persona autorizzata. Ad esempio, un ingegnere sociale potrebbe entrare in un edificio aziendale sfruttando la fiducia di un dipendente che apre la porta.

Questo metodo è particolarmente efficace in ambienti con alta sicurezza fisica ma con personale non sufficientemente addestrato.

Tecniche avanzate di Social Engineering

Oltre alle tecniche di base già descritte, gli ingegneri sociali utilizzano anche metodi più avanzati per ingannare le loro vittime. Tra queste tecniche ci sono:

Spear Phishing

A differenza del phishing tradizionale, che è generalmente rivolto a un vasto pubblico, lo spear phishing è un attacco altamente mirato che prende di mira specifiche persone o organizzazioni. Gli aggressori raccolgono informazioni dettagliate sulle loro vittime per rendere l’attacco più credibile. Ad esempio, potrebbero utilizzare informazioni dai social media per personalizzare i loro messaggi di phishing.

Whaling

Simile allo spear phishing, il whaling prende di mira i dirigenti di alto livello all’interno di un’organizzazione, come CEO o CFO. Poiché queste persone spesso hanno accesso a informazioni sensibili e risorse aziendali critiche, gli attacchi di whaling possono essere particolarmente dannosi.

Vishing

Questo termine, una combinazione di “voice” e “phishing”, si riferisce agli attacchi di phishing effettuati tramite telefonate. Gli aggressori chiamano le vittime fingendosi rappresentanti di banche, istituzioni governative o altre entità fidate, cercando di ottenere informazioni sensibili.

SMiShing

Simile al vishing, ma attraverso SMS. Gli aggressori inviano messaggi di testo ingannevoli per indurre le vittime a fornire informazioni personali o a cliccare su link pericolosi.

Avvenimenti “eclatanti” di Ingegneria Sociale accaduti

Per comprendere meglio l’impatto dell’ingegneria sociale, esaminiamo alcuni esempi reali:

2014 – Attacco a Sony Pictures

Gli hacker hanno utilizzato e-mail di phishing per ottenere le credenziali di accesso degli impiegati di Sony Pictures, riuscendo così a compromettere la rete aziendale e a rubare dati sensibili. Questo attacco ha dimostrato come l’ingegneria sociale possa avere conseguenze devastanti a livello aziendale.

2013 – Caso Target

Un attacco di phishing mirato ai fornitori di Target ha permesso agli hacker di ottenere accesso alle reti dell’azienda, compromettendo i dati di milioni di clienti. Questo incidente ha messo in luce la necessità di una sicurezza robusta lungo tutta la catena di fornitura.

2009 – Operazione Aurora

In questo attacco, gli hacker hanno utilizzato tecniche di ingegneria sociale per indurre i dipendenti di grandi aziende tecnologiche, come Google, a scaricare malware che ha permesso l’accesso ai sistemi aziendali. L’operazione Aurora ha sottolineato l’importanza della consapevolezza della sicurezza informatica anche tra i dipendenti delle aziende tecnologicamente avanzate.

Utilizzi legittimi della Social Engineering

Sebbene l’ingegneria sociale sia spesso associata ad attività criminali, esistono anche utilizzi legittimi e positivi di queste tecniche:

Test di Penetrazione

Le aziende utilizzano professionisti della sicurezza informatica per eseguire test di penetrazione che includono tecniche di ingegneria sociale. Questi test aiutano a identificare le vulnerabilità nei processi aziendali e nelle difese di sicurezza. Kevin Mitnick, ora consulente di sicurezza, utilizza le stesse tecniche che una volta impiegava illegalmente per aiutare le aziende a migliorare la loro sicurezza.

Formazione e Consapevolezza

Le organizzazioni implementano programmi di formazione per educare i dipendenti sui rischi dell’ingegneria sociale. Questi programmi includono simulazioni di attacchi di phishing e altre tecniche per migliorare la consapevolezza e la reattività. L’importanza di questa formazione è evidenziata da vari studi, come quello di KnowBe4, che dimostra come le simulazioni di phishing riducono il rischio di successo degli attacchi del 75%.

Indagini

Le forze dell’ordine e gli investigatori privati utilizzano tecniche di ingegneria sociale per raccogliere informazioni durante le indagini su crimini e frodi. Questa pratica è essenziale per infiltrarsi in reti criminali e raccogliere prove senza destare sospetti.

L’Importanza della cultura della sicurezza

Per contrastare efficacemente la social engineering, le aziende devono promuovere una cultura della sicurezza. Questo significa non solo implementare misure tecniche e organizzare sessioni di formazione, ma anche incoraggiare un ambiente in cui i dipendenti si sentano responsabili della sicurezza aziendale. Ecco alcuni elementi chiave per sviluppare una cultura della sicurezza robusta:

Leadership esemplare

I dirigenti devono dare l’esempio in materia di sicurezza, dimostrando il loro impegno attraverso il rispetto delle politiche di sicurezza e la partecipazione attiva alle iniziative di formazione.

Comunicazione aperta

È fondamentale creare un ambiente in cui i dipendenti possano segnalare sospetti di ingegneria sociale senza timore di ritorsioni. Linee di comunicazione chiare e aperte aiutano a identificare rapidamente le minacce.

I dipendenti devono sapere a chi rivolgersi in caso di dubbi e avere fiducia che le loro segnalazioni saranno prese seriamente.

Formazione continuativa

La formazione non dovrebbe essere un evento isolato ma un processo continuo. Le aziende dovrebbero organizzare workshop periodici, aggiornamenti e simulazioni di attacchi per mantenere alto il livello di consapevolezza tra i dipendenti.

La ripetizione e l’aggiornamento costante delle informazioni aiutano a mantenere i dipendenti vigili.

Incentivi e riconoscimenti

Premiare i dipendenti che dimostrano comportamenti di sicurezza esemplari può incentivare una maggiore attenzione alle pratiche di sicurezza. Riconoscimenti pubblici o incentivi monetari possono motivare i dipendenti a partecipare attivamente alla protezione dell’organizzazione.

Integrazione delle politiche di sicurezza

Le politiche di sicurezza devono essere integrate nei processi aziendali quotidiani, rendendo la sicurezza una parte naturale delle operazioni aziendali. Procedure chiare e facili da seguire aiutano i dipendenti a rispettare le linee guida di sicurezza senza sentirsi sopraffatti.

Come proteggersi dall’Ingegneria Sociale

Proteggersi dall’ingegneria sociale richiede una combinazione di consapevolezza, formazione e misure di sicurezza. Ecco alcuni consigli pratici:

Educazione continua

I dipendenti dovrebbero ricevere formazione regolare sui rischi dell’ingegneria sociale e sulle tecniche comuni utilizzate dagli aggressori. Secondo un rapporto di Wombat Security Technologies, le organizzazioni che implementano programmi di formazione sulla consapevolezza della sicurezza vedono una riduzione significativa degli incidenti di sicurezza.

Verifica delle richieste

Prima di fornire informazioni sensibili o seguire istruzioni, verifica sempre l’identità del richiedente. Utilizza canali di comunicazione ufficiali per confermare le richieste. Questo semplice passo può prevenire molti attacchi di ingegneria sociale.

Politiche di sicurezza strutturata

Implementa politiche di sicurezza rigorose che includano la gestione delle password, l’autenticazione a due fattori e il controllo degli accessi. Secondo l’Istituto SANS, l’implementazione di queste misure può ridurre drasticamente la superficie di attacco.

Consapevolezza delle minacce

Rimani aggiornato sulle ultime tecniche di ingegneria sociale e sugli attacchi recenti. Questo ti aiuterà a riconoscere segnali di allarme e a prendere decisioni informate. Pubblicazioni come “Dark Reading” e “Krebs on Security” offrono aggiornamenti continui sulle minacce emergenti.

Simulazioni di attacchi

Esegui simulazioni di attacchi di ingegneria sociale per testare la reattività dei dipendenti e migliorare le difese aziendali. Le simulazioni aiutano a identificare i punti deboli e a sviluppare strategie di mitigazione efficaci.

Il futuro dell’Ingegneria Sociale

Con l’evoluzione della tecnologia, anche le tecniche di ingegneria sociale continuano a svilupparsi. L’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning stanno iniziando a essere utilizzati per creare attacchi più sofisticati e mirati. Ad esempio, gli algoritmi di AI possono analizzare enormi quantità di dati per identificare potenziali vittime e personalizzare gli attacchi con una precisione senza precedenti.

Inoltre, la diffusione delle reti sociali e delle piattaforme digitali fornisce agli ingegneri sociali un vasto bacino di informazioni da sfruttare. Le persone condividono volontariamente dettagli della loro vita personale e professionale online, rendendosi vulnerabili agli attacchi mirati.

Per concludere

L’ingegneria sociale rappresenta una delle sfide più insidiose nel campo della sicurezza informatica. Gli aggressori sfruttano le vulnerabilità umane con grande abilità, rendendo essenziale per le organizzazioni e gli individui essere costantemente vigili e informati. La chiave per proteggersi dall’ingegneria sociale risiede nell’educazione continua, nella promozione di una cultura della sicurezza e nell’implementazione di misure di sicurezza avanzate.

In un mondo sempre più connesso, dove le informazioni personali e professionali sono facilmente accessibili, la consapevolezza e la preparazione diventano armi cruciali nella lotta contro gli ingegneri sociali. Come ha saggiamente osservato Kevin Mitnick, “La tecnologia non può risolvere tutto. Le persone sono l’anello debole. Bisogna educarle e formarle, perché la sicurezza non è solo questione di bit e byte, ma anche di fiducia e inganno“.

Hater - come difendersi

Come affrontare e difendersi dagli Hater online: guida pratica

In un’era dominata dalla comunicazione digitale, gli “hater” sono diventati una presenza inevitabile nei social media e oltre. Questa guida offre un’analisi approfondita su chi sono gli hater, traccia la loro storia e propone strategie efficaci su come difendersi dai loro attacchi, mantenendo la propria integrità online.

Chi sono gli Hater?

Gli hater, o detrattori online, sono individui che pubblicano commenti ostili e attacchi personali, spesso nascondendosi dietro l’anonimato. Questi soggetti possono gravemente influenzare la percezione pubblica e avere un impatto negativo sulla salute mentale delle loro vittime.

Le caratteristiche principali

Le caratteristiche principali degli hater online possono essere identificate attraverso alcuni comportamenti tipici che questi soggetti tendono a manifestare nel corso delle loro interazioni sui social media e su altre piattaforme digitali. Approfondiamo questi aspetti per comprendere meglio come operano.

Anonimato

Gli hater spesso scelgono di operare sotto pseudonimi o attraverso profili anonimi. Questa tattica è deliberatamente utilizzata per evitare di essere riconosciuti e per sfuggire a possibili conseguenze legali o sociali dei loro atti. L’anonimato fornisce una sorta di scudo, permettendo loro di esprimere opinioni e commenti ostili senza esporsi direttamente alle ripercussioni che potrebbero seguire se fossero identificabili.

Questo rende anche più complesso per le vittime e per le piattaforme stesse prendere provvedimenti diretti, poiché la vera identità dell’aggressore rimane nascosta.

Persistenza

Una delle caratteristiche più dannose degli hater è la loro persistenza. Non si limitano a un singolo commento negativo; piuttosto, tendono a lanciare attacchi ripetuti e mirati che possono estendersi per settimane, mesi o addirittura anni. Questo comportamento ossessivo è spesso diretto verso obiettivi specifici, che possono essere individui, organizzazioni o persino intere categorie di persone.

La persistenza degli attacchi contribuisce a creare un ambiente online tossico e può avere effetti devastanti sul benessere emotivo e psicologico delle vittime.

Negatività

La negatività è il marchio di fabbrica degli hater. I loro messaggi sono spesso saturi di contenuti negativi, disegnati specificamente per danneggiare, umiliare o demoralizzare le loro vittime. Questi attacchi possono variare da critiche personali e insulti a false accuse e diffamazioni. L’intento è chiaro: infliggere dolore emotivo, discreditare l’obiettivo agli occhi della comunità online e, in alcuni casi, silenziare le voci opposte.

La continua esposizione a tali messaggi negativi può minare l’autostima della vittima, alimentare l’ansia e deteriore la qualità della vita.

Riconoscere queste caratteristiche negli hater aiuta a comprendere la gravità del fenomeno e l’importanza di adottare misure preventive e difensive efficaci. Conoscendo i metodi e le motivazioni degli hater, individui e organizzazioni possono sviluppare strategie più mirate per proteggersi e contrastare l’ambiente nocivo che questi soggetti cercano di perpetuare.

Storia degli Hater

Gli hater non sono un fenomeno del tutto moderno; la loro presenza era già nota nei primi giorni di Internet. Nei forum e nelle chat room degli anni ’90, questi individui spesso turbavano le discussioni, nascondendosi dietro l’anonimato offerto dalle prime piattaforme online. Allora, gli attacchi erano più limitati, confinati all’interno di comunità relativamente piccole e meno visibili al grande pubblico.

Con l’avvento dei social media, il panorama degli hater ha subito una trasformazione drastica. Piattaforme come X (precedentemente conosciuto come Twitter), Facebook e Instagram non solo hanno espanso la loro portata ma hanno anche offerto nuovi strumenti per amplificare gli attacchi. Questi ambienti digitali, caratterizzati da un flusso costante di interazioni e dalla possibilità di condividere contenuti viralmente, hanno permesso agli hater di raggiungere e influenzare un pubblico molto più ampio.

Di conseguenza, i danni d’immagine che possono infliggere oggi sono significativamente maggiori rispetto al passato, potendo estendersi rapidamente a livello globale.

Nei social media, un singolo post negativo o un commento diffamatorio può rapidamente diffondersi, raggiungendo migliaia, se non milioni, di utenti in poche ore.

Questo aumento della visibilità ha reso gli attacchi degli hater non solo più dannosi ma anche più difficili da gestire, poiché la velocità e la portata della diffusione rendono la contrazione a tali attacchi una sfida considerevole.

Come difendersi dai loro attacchi

Ignorare gli attacchi

Contrariamente all’istinto comune, ignorare gli attacchi degli hater può essere una delle strategie più efficaci. Gli hater spesso cercano di provocare reazioni per aumentare la propria visibilità e continuare a diffondere negatività.

Rispondendo, si offre loro una piattaforma e si alimenta il ciclo dell’attenzione che desiderano. Ignorarli priva questi individui dell’ossigeno mediatico che cercano, rendendo i loro sforzi infruttuosi e scoraggiandoli dal continuare.

Utilizzare gli strumenti di moderazione dei Social Media

I social media sono armati di vari strumenti progettati per salvaguardare l’integrità delle interazioni online. Funzioni come il blocco degli utenti, la segnalazione di contenuti inappropriati e la moderazione dei commenti sono essenziali per mantenere il controllo degli ambienti digitali. Impiegare queste funzionalità permette agli utenti di ridurre l’esposizione agli attacchi e minimizzare l’impatto emotivo degli stessi.

Questo non solo aiuta a mantenere l’ambiente online più pulito, ma anche a segnalare alle piattaforme i comportamenti abusivi che possono richiedere interventi più diretti.

Coltivare un ambiente positivo

La prevenzione è spesso il miglior rimedio. Creare e mantenere un ambiente online basato sul rispetto reciproco e sulla positività può agire come un deterrente naturale contro gli hater. Un clima positivo incoraggia comportamenti costruttivi e scoraggia quelli distruttivi.

Comunità online ben gestite, con regole chiare e un’attiva partecipazione degli amministratori, tendono a subire meno attacchi di natura ostile perché gli utenti sono meno inclini a violare norme sociali ben stabilite.

Consultazione Legale

Quando gli attacchi trascendono la semplice critica e diventano minacce, molestie o diffamazione, l’intervento legale può diventare necessario. Consultare un avvocato specializzato in diritto digitale o in diritto della privacy può fornire le linee guida su come procedere legalmente.

Inoltre, procedere per vie legali in modo discreto può evitare ulteriori provocazioni pubbliche e fornire una risposta forte ma controllata agli attacchi più gravi.

Supporto Psicologico

L’impatto emotivo degli attacchi online non deve essere sottovalutato. Consultare un professionista della salute mentale può aiutare le vittime degli hater a gestire lo stress e l’ansia risultanti. Questo supporto è cruciale non solo per mantenere il benessere personale, ma anche per sviluppare strategie efficaci di resilienza emotiva che permettono di affrontare meglio le sfide future in ambiente digitale.

Avere una strategia per mantenere la calma e la lucidità può essere decisivo per non cadere nelle trappole degli hater e per continuare a navigare l’ambiente online in modo produttivo e sicuro.

Implementando queste strategie, individui e organizzazioni possono non solo difendersi dagli attacchi degli hater, ma anche contribuire a creare un ambiente online più sano e rispettoso per tutti.

Alcuni esempi pratici

Nell’affrontare gli hater online, è essenziale comprendere non solo le strategie teoriche, ma anche vedere come queste possono essere applicate nella vita reale. Di seguito, vi presento una serie di esempi pratici che illustrano diverse situazioni in cui individui e organizzazioni hanno efficacemente gestito gli attacchi online.

Questi casi dimostrano come, attraverso l’utilizzo intelligente di strumenti di moderazione, supporto legale, e una cultura positiva, sia possibile minimizzare l’impatto degli hater e mantenere un ambiente online sano e rispettoso.

Caso 1 – “Influencer”

Maria, un’influencer con un seguito significativo, inizia a ricevere commenti negativi da un hater che critica il suo aspetto e la sua credibilità.

Invece di rispondere pubblicamente, Maria decide di utilizzare gli strumenti di moderazione per nascondere i commenti e segnalarli. Inoltre, incoraggia la sua community a concentrarsi su messaggi positivi, rafforzando un ambiente di supporto reciproco.

Caso 2 – “Piccola Impresa”

Un ristorante locale riceve ripetute recensioni negative da parte di un utente che non risulta mai essere stato un cliente.

Il proprietario del ristorante consulta un legale per capire le opzioni legali contro la diffamazione e inizia a utilizzare risposte standardizzate per mitigare l’impatto di tali recensioni, dimostrando al pubblico la propria attenzione verso il feedback costruttivo e la qualità del servizio.

Caso 3 – “Giovane Artista”

Luca, un giovane artista emergente, si trova frequentemente bersagliato da commenti negativi su Instagram riguardanti il suo stile artistico.

Decide di non rispondere direttamente agli hater ma piuttosto di promuovere attivamente il dialogo costruttivo e l’apprezzamento per la diversità artistica nella sua community. Inoltre, implementa un filtro per le parole chiave offensive per ridurre la visibilità di commenti inappropriati.

Caso 4 – “Un Autore”

Elisa, autrice di un blog popolare, affronta critiche costanti da parte di un gruppo di hater che mettono in dubbio la validità delle sue opinioni.

Per contrastare questo fenomeno, Elisa inizia a collaborare con altri blogger per creare contenuti che enfatizzino l’importanza del rispetto e dell’etica online, aumentando la consapevolezza sui danni che gli hater possono causare.

Riflessioni finali

Gli hater sono una realtà del nostro mondo digitale, ma non devono definire l’esperienza online. Adottando le strategie discusse, sia a livello personale sia comunitario, è possibile limitare la loro influenza e promuovere un ambiente digitale più positivo e rispettoso.

L’azione collettiva e individuale, supportata da strumenti legali e psicologici, rappresenta la nostra migliore difesa contro la negatività pervasiva portata dagli hater. La consapevolezza e la resilienza sono fondamentali per proteggersi e proteggere gli altri dall’ostilità online.

Implementare una strategia olistica di gestione degli hater può aiutare a mantenere la propria salute mentale e quella della propria community, garantendo che il mondo digitale rimanga uno spazio di espressione libera e rispettosa per tutti.

Archivio - DataBase - MyISAM - InnoDB

Differenze tra MyISAM e InnoDB

Uno dei primi passaggi nell’ottimizzazione di portali di una “certa età”, realizzati con WordPress, è andare a verificare il corretto funzionamento del DataBase.

Infatti, molti siti utilizzano ancora il motore di archiviazione MyISAM nel loro database invece del più performante InnoDB. Ma cosa comporta utilizzare un storage engine rispetto ad un altro? Vediamo insieme in questo breve articolo.

MyISAM e InnoDB cosa sono

MyISAM e InnoDB sono due motori per il salvataggio di dati per MySQL (un relational database management system – RDBMS).

MyISAM: le caratteristiche

MyISAM è stato lo storage engine predefinito in MySQL dalla sua introduzione (versione 3.23) fino alla versione 5.5.

MyISAM utilizza la struttura ISAM e deriva da un tipo più vecchio, oggi non più utilizzato, che si chiamava appunto ISAM.

È estremamente veloce e richiede poche risorse sia in termini di memoria RAM che in termini di spazio su disco. Il suo limite principale rispetto ad alcuni altri SE (Storage Engine) consiste nel mancato supporto delle transazioni.

Le tabelle di tipo MyISAM si compongono di 3 file con estensioni .frm, .MYD e .MIY. Il primo file contiene la struttura della tabella, il secondo i dati e il terzo gli indici.

Per trasferire una tabella da una macchina ad un’altra è sufficiente spostare questi 3 file.

InnoDB: le caratteristiche

InnoDB è uno storage engine molto più completo rispetto ad MyISAM. Tra le caratteristiche principali vi sono le foreign key e la transazionalità, con le quali è possibile creare una base di dati relazionale e transazionale.

Per trasferire questo tipo di tabelle da un server ad un altro non è sufficiente spostarne i file e questo rende più complicate le procedure di backup.

Differenze tra InnoDB e MyISAM

Vediamo in cosa si differenzia questi due motori per il salvataggio dei dati, InnoDB e MyISAM ovviamente:

  • per riparare una tabella dopo un crash del sistema, InnoDB riesegue le ultime istruzioni registrate nei log. MyISAM deve invece eseguire una scansione completa della tabella per poi ripararla, ed eventualmente ricostruire gli indici. Di conseguenza, il tempo impiegato da InnoDB per la riparazione non aumenta con il crescere dei dati contenuti nella tabella, mentre il tempo impiegato da MyISAM è proporzionale alle dimensioni della tabella.
  • InnoDB ha una sua propria gestione della cache. Le pagine di dati modificate non vengono inviate immediatamente al sistema e questo, in alcuni casi, può rendere la modifica dei dati molto più rapida con InnoDB.
  • MyISAM generalmente immagazzina i record di una tabella nell’ordine in cui sono stati creati, mentre InnoDB li immagazzina nell’ordine seguito dalla chiave primaria. Quando viene utilizzata la chiave per la lettura di una riga, l’operazione avviene più rapidamente.
  • InnoDB comprime i record molto meno rispetto a MyISAM. Questo significa che la memoria e lo spazio su disco richiesti da InnoDB sono maggiori, nonostante nella versione 5 di MySQL lo spazio su disco richiesto sia diminuito del 20%.

Ne risulta quindi che è molto più affidabile rispetto a MyISAM.

Stai utilizzando MyISAM o InnoDB?

Se stai usando una versione di WordPress abbastanza nuova, è probabile che stai già adoperando il motore di archiviazione MySQL di InnoDB.

Se il tuo sito ha un po’ di anni potresti avere tabelle MyISAM e InnoDB miste e abbinate. In questo caso potresti vedere dei miglioramenti convertendole tutte.

Contattaci per scoprire i nostri piani di manutenzione per i siti internet. Scopri perchè è importante fare una adeguata manutenzione al proprio sito internet leggendo il nostro articolo Importanza della manutenzione di un sito internet

Fake news - reputazione aziendale

Come le fake news danneggiano la reputazione aziendale

Su internet circolano, purtroppo, milioni di fake news che creano nuovi rischi per la reputazione aziendale. La spinta all’accelerazione del fenomeno delle “informazioni fasulle” deriva dalla diffusione del web, dalla sua facilità di utilizzo e, soprattutto, dai numerosi social network che vengono usati quotidianamente.

Ma come possono delle notizie false nuocere alla reputazione di una aziendale? Prima di entrare nel vivo dell’argomento cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su cosa sono le fake news.

Cosa sono le fake news

Le fake news altro non sono che informazioni false, notizie inventate che non hanno riscontro nella realtà. Informazioni queste che girano in modo prepotente sulla rete, che colpiscono e fanno male.

Sono nate ed hanno iniziato a popolare il web grazie alla sua sempre più facilità di utilizzo. Sono notizie che cavalcano l’onda del momento, spesso con titoli che catturano immediatamente l’attenzione. Click dopo click queste informazioni fasulle sono diventate parte integrante di un sistema molto più grande e complesso: il digital marketing.

Nonostante sia risaputo che queste notizie sono scritte con l’unico scopo di creare scompiglio e disagio, restano le fake news un problema difficile da arginare. La rete ne è piena e, sembra uno scherzo ma non lo è, sono nati anche dei portali che generano esclusivamente questo tipo di notizie traendo vantaggi economici con la divulgazione di queste false notizie.

Come contrastare la disinformazione

Cosa succede ad un’azienda colpita da una fake news? I danni all’immagine aziendale possono essere notevoli e non vanno sottovalutati. Non dimentichiamo che questo genere di disinformazione corre veloce sul web e con le spalle coperte dalle continue e ripetute condivisioni ed interazioni da parte di utenti ignari e probabilmente inconsapevoli.

È proprio questa loro natura di rapida propagazione che rende difficile far cessare definitivamente questo sistema.

Per una azienda nella sua reputazione ci sono numerosi meccanisci ed investimenti aziendali. È un elemento importante per la crescita aziendale, un qualcosa che non va in nessun modo sottovalutato.

Combattere il sistema

Sconfiggere del tutto le fake news e la loro proliferazione sul web non si può certamente prevedere ed è chiaro quindi che non esistano dei metodi preventivi per evitare questo fenomeno.

Che le fake news siano iniziative individuali, spesso dettate da ideologie anti-industriali, o attacchi studiati di soggetti che intendono danneggiare economicamente, il fine dei diffamatori è sempre comune. Denigrare, minare il rapporto di fiducia tra consumatore e impresa.

L’unico accorgimento che si può mettere in atto è quello del monitoraggio costante della rete. Avere sempre occhi aperti sui portali, sui social network in particolare. Da non sottovalutare i forum che sono in target con la tipologia del brand, una risposta immediata su di un forum potrebbe aiutare a smentire in maniera rapida e diretta una notizia falsa appena uscita.

Del resto la fiducia acquisita dei clienti che seguono un brand condividendone i valori e la tipologia, non potrà certo essere messa in pericolo da fake news condivise malamente sui social ed in giro per il web.

Ovviamente è necessario un approccio con mentalità digitale che può essere riassunto in tre passi consequenziali:

  • identificazione: identificare le fake news in tempo reale in qualsiasi luogo digitale;
  • certificazione: analizzare e classificare le fake news in base a grado e veridicità;
  • contrasto: contrastare le fake news nei loro luoghi di esistenza tramite operazioni quali eliminazione, modifica, deindicizzazione, inserimento argomentativo.

Per fare ciò è necessaria una buona organizzazione e alta tecnologia.

Fake Contenent Mitigation

La FCM (Fake Content Mitigation) è una disciplina operativa che ha regole proprie, richiede il coinvolgimento dell’azienda e trae beneficio dalla sinergia all’interno di un settore. Mai come in questo caso l’unione fa la forza.

Il processo di certificazione richiede l’attivazione di esperti in grado di verificare puntualmente ogni singolo contenuto rilevato attraverso uno scheduling ben preciso. L’intervento richiede una tecnologia di rimozione e di interazione strutturata con i canali portatori di fake news.

Regolamenti in materia di fake news

Purtroppo ad oggi non esistono norme giuridiche ad hoc. La Comunità Europea ha redatto un codice di autoregolamentazione contro le fake news che è stato sottoscritto dai principali colossi del web e che stabilisce obblighi precisi di rimozione dalle piattaforme di contenuti falsi e fuorvianti.

Si spera in una vera e propria legge europea sul tema visto che il codice di autoregolamentazione non prevede sanzioni e quindi potrebbe rivelarsi un flop.

Una azienda attaccata può fare qualcosa?

Le aziende colpite da fake news possono chiedere alle piattaforme di rimuovere le informazioni false che le riguardano e, in caso di diniego, possono adire le vie legali in forza dell’art.595 c.p. riguardante la diffamazione con altro mezzo di pubblicità diverso dalla stampa.

La giurisprudenza è sempre più ricca di sentenze che riconoscono lauti risarcimenti a cittadini e imprese lesi dalla pubblicazione di notizie diffamatorie nel web.

Certificato SSL

Cos’è e a che serve il certificato SSL

Se fino a qualche tempo fa creare un sito web senza disporre di alcun certificato SSL era abbastanza comune ora le cose sono nettamente cambiate. Infatti, il numero di certificati SSL è aumentato sensibilmente e oggi, per chi gestisce uno o più siti web, accedere a questa risorsa è diventato molto più semplice.

Ma cosa sono i certificati SSL e a che servono? Come sempre, nel seguito di questo articolo, cercheremo di fare chiarezza in modo semplice senza entrare troppo nei dettagli tecnici.

Premessa

Prima di entrare nel vivo dell’argomento è bene fare con un piccolo excursus sui certificati SSL. In generale, un certificato digitale non è altro che un documento elettronico in grado di attestare un’associazione univoca tra una chiave privata (utilizzata generalmente come parte di un algoritmo di crittografia), e l’identità di un soggetto (che può essere una persona fisica o un’organizzazione).

Cos’è un certificato SSL?

SSL è l’acronimo di “Secure Sockets Layer”, un protocollo che consente la trasmissione di informazioni in modo criptato e sicuro. Con un certificato SSL, quindi, è possibile proteggere i dati degli utenti del proprio sito web impedendo a terzi di intercettare e leggere le informazioni trasferite.

A cosa servono i certificati SSL?

Ogni volta che si visita un sito internet è noto che tra il nostro browser e il server su cui è ospitato il sito ci sia uno scambio di dati. Diverse sono le tipologie di dati che vengono scambiati e, tra i più sensibili, abbiamo le generalità dell’utente e i dati della carta di credito (ovviamente se il sito in questione èun e-commerce).

Se questo scambio non avviene in modo sicuro, è possibile che i dati vengano intercettati da individui non autorizzate e che poi per scopi illeciti.

Per prevenire il rischio di reati informatici, vengono utilizzati il protocollo HTTPS e la tecnologia SSL (Secure Socket Layer). Tale certificato, emesso da un ente certificatore, consente di criptare le informazioni scambiate tra browser e server rendendole non intercettabili.

Un dominio con un certificato SSL associato è garanzia di autorevolezza e serietà.

SSL e ottimizzazione SEO

Se uno sviluppatore web non utilizza i certificati SSL deve avere chiaro che ai problemi di sicurezza, si aggiungono anche quelli legati all’ottimizzazione del posizionamento sui motori di ricerca (Search Engine Optimization, o SEO). Da molto tempo, infatti, i motori di ricerca – Google in primis – hanno iniziato ad attuare politiche di posizionamento che premiano significativamente i siti che supportano HTTPS, a discapito di chi non offre un livello di sicurezza opportuno.

Infatti, Google considera l’utilizzo di HTTPS o SSL come un fattore di ranking e da Ottobre 2018 Google Chrome, il browser di Google, ha iniziato ad evidenziare in rosso i siti non sicuri perché privi di un certificato SSL imponendo di fatto l’utilizzo di HTTPS o SSL a qualsiasi sito Web.

È evidente che una qualsiasi azienda che voglia essere su internet in modo opportuno non può prescindere dal dotarsi di un certificato SSL.

Come riconoscere un sito “sicuro”

Per riconoscere un sito web sul quale è attivo e correttamente installato un certificato SSL occorre fare attenzione all’indirizzo del sito web sulla barra di navigazione del browser.

Possiamo dire che la differenza sostanziale è questa:

  • i siti che iniziano per “http://” non sono sicuri perché non hanno un certificato SSL: trasmettono i dati in chiaro e non garantiscono una connessione sicura a chi li visita;
  • i siti che iniziano per “https://” sono sicuri perché hanno un certificato SSL che gli consente di trasmettere dati cifrati incomprensibili a terzi.

Inoltre, i siti che usano un certificato SSL sono riconoscibili dalla presenza di un lucchetto a sinistra dell’indirizzo web.

Certificati SSL quale scegliere

Come già detto, i certificati SSL vengono rilasciati da enti certificatori accreditati (Certification Authority), incaricati in alcuni casi anche a valutare il sito dell’azienda che richiede il certificato SSL.

I certificati SSL non sono tutti uguali; esistono, infatti, diversi tipi di certificato e ognuno garantisce un livello di sicurezza diverso.

Le tipologie principali di certificati SSL sono 3: Domain Validated (DV), l’Organization Validated (OV) e l’Extended Validated (EV).

Il certificato SSL Domain Validated (DV) è il più economico e veloce da ottenere perché non richiede una verifica approfondita. Infatti, l’ente certificatore verificherà soltanto che il richiedente sia effettivamente il proprietario del dominio.

Il certificato SSL Organization Validated (OV) richiede un periodo di attesa più lungo perché viene rilasciato dopo un’attenta analisi della società richiedente. È il certificato migliore per Aziende e piccoli siti di e-commerce per garantire agli utenti transazioni sicure.

Il certificato SSL Extended Validated (EV) è in grado di garantire la massima sicurezza sull’identità del sito e sull’affidabilità dell’azienda. Chi ha scelto questo tipo di certificato è facilmente riconoscibile dalla presenza di una barra verde contenente il nome dell’azienda richiedente. Per queste sue caratteristiche, il certificato SSL EV è la scelta migliore per i gradi siti di e-commerce e per le aziende High Brand Identity.

Smart Working - Sicurezza informatica

La sicurezza informatica sotto l’ombrellone

Ultimamente abbiamo scoperto, grazie e anche purtroppo alla pandemia, le comodità dello smart working. Un modo di lavorare che può venire utile anche per risolvere problemi non derogabili anche sotto l’ombrellone o in qualsiasi altro posto di villeggiatura.

Un modo certamente comodo ma che non deve far rimenticare i rischi sulla sicurezza informatica che rimangono se non addirittura aumentano. La sicurezza informatica non va mai dimenticata e piccoli accorgimenti possono aiutarci. Quali sono? Semplice, basta seguire questi semplici consigli e ovviamente “usare la testa” sempre e comunque.

I nostri consigli

Aggiornare sempre i dispositivi

Bisogna sempre tenere aggiornati i dispositivi che si usano. Aggiornamenti del sistema operativo, nuovi firmware e quant’altro vengono rilasciari per risolvere bug precedenti. Un dispositivo aggiornato sarà di certo più protetto rispetto ad uno non aggiornato.

Connettersi a una VPN

Usare una VPN per connettersi alla rete aziendale (se non sai cosa sia una VPN puoi leggere il nostro articolo VPN? Cosa significa e a che serve).
Usando una VPN, il computer si comporterà come se fosse connesso direttamente alla rete aziendale.

Fare i backup

I backup sono importantissimi, non sono un optional. Avere a disposizione un backup “fresco” consente di uscire da situazioni critiche con pochi problemi. Un backup ridondante inoltre alza il livello di sicurezza.

Non fidarsi delle reti wi-fi pubbliche

Anche se connettersi ad una di essere può essere comodo dal punto di vista della sicurezza è meglio lasciar perdere. Le reti wi-fi pubbliche sono rischiose poichè non si ha la certezza che tali reti siano adeguatamente protette.

Non usare PC pubblici per comunicazioni importanti

Utilizzare computer pubblici o quelli di un internet point per attività di lavoro è sconsigliato. Il motivo è semplice: non si conoscono i sistemi di sicurezza adottati. Supporniamo che su di un computer del genere sia installato un keylogger, tutti i nostri dati sarebbero in mano a sconosciuti. Dati che potrebbero compromettere anche l’intera sicurezza aziendale o ledere la propria privacy.

Non divulgare le proprie password

Mai dare dati sensibili in giro. In questo caso vale la regola del “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Nel caso in cui vengano rischiesti, magari tramite email, controllare sempre il mittente e il dominio dell’email ricevuta. In caso di dubbio meglio lasciar perdere.

Doppio livello di protezione

Non parliamo di creme solari o altro, ma di sistemi di autenticazione. L’autenticazione a più fattori è un metodo che può bloccare l’accesso nel caso in cui una password venga compromessa da un attacco di phishing o nel caso di tentativi di intrusione. Un metodo in più per la sicurezza che di certo non farà male.

Questi sono i nostri semplici consigli che valgono tutto l’anno e non solo nel periodo estive. Ricordiamo che la sicurezza informatica, l’aggiornamento e la manutenzione di un sito internet sono importanti e non vanno in nessun caso sottovalutati.

Cyberwarfare - Guerra cibernetica

Cyberwarfare: la guerra cibernetica

Con la costante evoluzione tecnologica gli scenari di guerra sono cambiati. Se prima esistavano solo terra, mare e cielo oggi lo spazio cibernetico è il nuovo luogo da conquistare.

Proprio in questo momento si sta svolgendo una guerra definita Cyberwarfare – Guerra cibernetica, una guerra senza esclusione di colpi e combattuta con modalità del tutto impensabili fine a qualche anno fa.

Una guerra che vede coinvolti non solo i civili, con le loro connessioni ad internet e i propri dati personali da difendere, ma anche gli ambienti militari che hanno sviluppato tattiche e strategie di guerra cibernetica – sia di attacco che di difesa – tali da compromettere, con minimo sforzo, le difese e le capacità militari di una intera nazione o il funzionamento di interi paesi.

Che cos’è la Cyberwarfare: la guerra cibernetica

Con il termine Cyberwarfare si indica l’uso di tecniche di intrusione o sabotaggio delle risorse informatiche e fisiche di un paese avversario. Tecniche effettuate attraverso l’impiego di computer e reti di telecomunicazioni informatiche volte a compromettere le difese, il funzionamento e la stabilità economica e anche socio-politica del nemico.

Lo scopo primario è quello di causare danni fra cui l’interruzione, il malfunzionamento o comunque l’inefficienza dei sistemi vitali di una nazione.

Ciò avviene solitamente attraverso l’intrusione, l’intercettazione, l’alterazione, il danneggiamento e/o la distruzione dei dati, delle informazioni e degli stessi sistemi di comunicazione. A ciò si può avere come conseguenza effetti distruttivi su tutti gli altri sottosistemi nazionali.

La Cyberwarfare è una guerra che non viene combattura in modo fisico, ma, come si è visto, attraverso strumenti e “soldati” digitali.

Differenze tra guerra cibernetica e guerra elettronica

Le origini della guerra cibernetica si hanno agli albori della guerra elettronica. La guerra elettronica a differenza della cyberwarfare si avvale dello spettro elettromagnetico per sviluppare un vantaggio tattico e strategico. Utilizza quindi misure e contromisure realizzate con dispositivi elettrici o elettronici progettati per oscurare e/o ingannare radaro altri dispositivi di ricerca o di puntamento, che utilizzano un sistema ad infrarossi o laser.

Non esiste un’arte bellica comune a tutto il mondo. Coesistono diversi modi di fare la guerra e per diversi scopi.

Jeremy Black

La cyberwarfare invece utilizza sistemi di assalto che possono essere di tre tipi:

  • “semplice” vandalismo web: attacchi volti a modificare indebitamente pagine web – in gergo deface – o a rendere temporaneamente inagibili i server (attacchi denial-of-service). Normalmente queste aggressioni sono veloci e non provocano grandi danni se l’attaccante non riesce ad avere un accesso con privilegi abbastanza elevati da permettergli di intercettare, rubare o eliminare i dati presenti sul sistema colpito
  • strategici: una serie organizzata di attacchi pensati e lanciati da entità statali o private, contro un altro stato sovrano o contro un suo sotto sistema (economia, welfare, politica ecc.) allo scopo primario, ma non esclusivo, di condizionarne il comportamento
  • operativi: eseguiti principalmente in tempo di guerra contro obiettivi militari ed infrastrutture civili di interesse strategico, militare, delle comunicazioni o industriale

Dati i due sistemi di assalto sopra indicati la guerra cibernetica può essere classificata come:

  • esplorativa se ha come finalità l’analisi, la scoperta o l’individuazione delle infrastrutture, delle installazioni o degli assetti militari del nemico;
  • disgregativa, quando mira alla momentanea o intermittente compromissione della capacità di risposta (difesa ed attacco) del nemico;
  • distruttiva quando l’attacco ha già danneggiato in modo permanente la capacità operativa dei sistemi software necessari alla difesa o all’attacco.

La guerra cibernetica ci mette davanti alla complessità del nostro mondo. Un mondo caratterizzato da disparità tecnologiche e sociali, dove la percezione del danno risponde a parametri diversi.

Per sua stessa natura la guerra informatica richiede civiltà relativamente sofisticate. Società che avvertono il pericolo in rete. Ma è un pericolo da cui è difficile difendersi. Nessun paese da conquistare, nessuna ricchezza da sottrarre. Oggi lo scopo di un attacco informatico può essere circoscritto al puro piacere di generare caos.

È un panorama nuovo, dove le classiche analisi militari perdono progressivamente valore.

White hat - hacker etico

White hat: l’hacker etico

Un white hat – letteralmente cappello bianco -, conosciuto anche come ethical hacker, è una figura molto ricercata all’interno del vasto mondo dell’informatica. Un white hat infatti è una persona esperta di programmazione, di sistemi e di sicurezza informatica in grado di introdursi in reti di computer al fine di aiutarne i proprietari a prendere coscienza di un problema di sicurezza nel rispetto quindi dell’etica degli hacker.

Un hacker etico conduce diversi tipi di valutazioni o di attacchi ai sistemi e, quando un bug viene trovato, lavora per risolvere il problema e notifica alle ai titolari dell’infrastruttura la vulnerabilità riscontrata.

Un modus operandi che si contrappone a chi viola illegalmente i sistemi informatici, anche senza vantaggio personale, definito “black hat hacker”.

Entrambe le figure rientrano nel più generico profilo dei cosiddetti security hacker. In questo contesto l’ethical hacker può svolgere una serie di attività di hacking lecite e utili sottoponendo i sistemi informatici a test al fine di valutarne e comprovarne sicurezza e affidabilità agendo nella ricerca di potenziali falle, per aumentare la propria competenza o rendere più sicuro un sistema.

La sicurezza rappresenta un tema delicato per tutte le aziende e le organizzazioni e con l’aumentare dell’utilizzo dei servizi cloud e dello smart working, la sicurezza informatica sta tornando al centro del dibattito nel mondo professionale.

È ben noto il caso di Facebook, che nel 2013 venne hackerata da Jack Whitton, l’hacker rilevó una falla che permetteva ad utenti esterni di avere accesso completo all’account di altri iscritti.

Quando i white hat lavorano in team possono chiamarsi anche sneakers, red teams o tiger teams. Sono professionisti molto ricercati e vengono largamente impiegati nei settori industriali dove la sicurezza informatica è molto importante.

HackerOne, l’eccellenza del Ethical Hacking

Se parliamo di white hat, allora non possiamo non menzionare una delle aziende più attive nella promozione di questo tipo di pratiche: HackerOne. Il team di questa azienda è specializzato nella ricerca di bug in qualsiasi tipo di sistema.

Considerata la situazione mondiale attuale e la sempre più capillare diffusione della rete possiamo ipotizzare che i gli hacker etici, si spera in un futuro prossimo, renderanno il web un posto più sicuro per tutti.

Server Farm - Hosting e dominio

Differenze tra Dominio e Hosting

Quando si pensa alla progettazione di un nuovo portale web ci sono due elementi fondamentali che non vanno trascurati. Questi elementi sono: registrazione di un domino e sottoscrizione di un piano hosting.

Ma quali sono le differenze tra dominio e hosting? Prima di entrare nel merito vediamo un po’ in generale cosa offre il mercato.

Alcune società specializzate nel fornire questi servizi offrono etrambi all’interno di un unico pacchetto. Se da una parte è una soluzione semplice e “poco problematica”, dall’altra può generare un po’ di confusione portando a credere che si tratti della stessa cosa.

Cos’è un dominio

Il dominio non è altro che il nome del sito internet. La registrazione di un dominio ha come scopo quello avere l’utilizzo esclusivo di quell’indirizzo. In poche parole è l’indirizzo che gli utenti devono digitare per raggiungere. Nel nostro caso il dominio è alphadev.it

Un dominio, il nome del sito internet, può essere composto da lettere e numeri e può inoltre essere registrato per un periodo che va da un minimo di dodici mesi fino ad un massimo di dieci anni.

È doveroso fare una precisazione che può aiutare ad evitare eventuali problemi. Anche se nella maggior parte dei casi un dominio viene associato ad un sito web, la sua registrazione non è in alcun modo legata alla realizzazione di un sito.
Infatti, in attesa di spiegare cos’è un hosting, si può decidere di registrare solo il dominio senza necessariamente realizzare un sito web e quindi senza avere il servizio di hosting.

Cosa succede se il dominio è già registrato?

Può capitare che il nome scelto per il dominio non sia libero per la registrazione. In questo caso, se qualcuno ha già registrato il nome che si voleva è sempre possibile, se libere, utilizzare quel nome a dominio con un estensione differente. Es. nomesito.it, nomesito.com, nomesito.org, nomesito.net ecc dove con “nomesito” indichiamo il nome che si era scelto di registrare.

Come mantenere un dominio attivo

Mantenere un dominio attivo è molto semplice, basta semplicemente pagare una quota annuale che è stata indicata in fase di registrazione del dominio. Se si smette di pagare tale quota e si lascia scadere il dominio quel nome tornerà libero per la registrazione e potrà essere acquistato da altri.

Che cos’è un hosting

Con il termine hosting si indica il servizio di noleggio di uno spazio web all’interno di un server messo a disposizione da un hosting provider.

In poche parole, l’hosting è lo spazio su cui viene costruito il sito web ed è un servizio fondamentale per consentire a tutte le pagine e a tutti i contenuti di un sito web di essere raggiungibili online.

La tipologia dello spazio hosting varia a seconda delle esigenze e al tipo di progetto che si vuole realizzare. Esistono infatti diverse tipologie di hosting che si differenziano a seconda del tipo di servizio offerto (hosting condiviso, VPS, server dedicati), del sistema operativo utilizzato (hosting linux o hosting windows) e ovviamente del prezzo.

Decidere che tipo di spazio acquistare non è sempre facile. Dopo aver valutato se prendere un hosting Linux o un hosting Windows è necessario per in considerazione altri elementi in base al tipo di progetto.
Vediamone alcuni:

  • quantità di spazio web a disposizione
  • tipologia e numero di database
  • linguaggi di programmazione supportati
  • tipologia di certificato SSL messo a disposizione
  • numero di caselle e-mail messe a disposizione
  • backup disponibile (giornaliero, settimanale, incrementale etc)

Differenze tra dominio e hosting

A questo punto la differenza fra hosting e dominio dovrebbe essere chiara: il dominio è il nome di un sito web, mentre l’hosting è lo spazio su cui archiviare tutti i file di un sito per renderlo sempre raggiungibile dagli utenti.

Per intenderci si potrebbe dire che il dominio è l’indirizzo fisico di casa mentre l’hosting è la casa vera e propria.

Come lavorano insieme hosting e dominio?

Sia il dominio che l’hosting sono necessari per realizzare un sito web e spesso vengono venduti insieme ma è possibile acquistarli in maniera indipendente.

Nel caso in cui si prende un piano hosting che include un nome a dominio, per collegare i due elementi, basta attendere l’attivazione completa del servizio.

Altrimenti se i due servizi vengono presi separatamente è necessario collegare il dominio all’hosting solo se il dominio include la gestione DNS, funzionalità che consente di far puntare i record DNS del dominio a quelli dei server dove è hostato il sito web.

In conclusione

Per concludere, dopo aver spiegato senza entrare nei dettagli tecnici quali sono le differenze tra dominio e hosting si consiglia di non avere fretta nel prendere un dominio attratti, magari, da un prezzo che può risultare molto vantaggioso.

Tutto deve essere scelto in base alle caratteristiche del progetto che si vuole realizzare. In caso di dubbi è sempre bene farsi consigliare da un professionista del settore. La giusta scelta del dominio e dell’hosting è alla base di una strategia di successo sul web.